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L'animale domestico? È un «lusso». Proposta e poi ritirata

Qualcuno ha commentato: «Manca solo che il governo Monti tassi pure l'aria». Certo è che l’idea di introdurre una tassa comunale sul possesso di cani e gatti ha creato agitazione. Una proposta in dirittura d'arrivo in commissione Affari sociali della Camera prevedeva infatti che

i comuni potessero istituire una tariffa per i proprietari di cani e gatti per finanziare iniziative contro il randagismo. Il sottosegretario all'Economia Polillo aveva anche detto di condividere il balzello almeno «in linea di principio». Salvo poi successivamente fare una clamorosa marcia indietro: «Tranquilli: nessuna tassa sugli animali domestici. Era solo una battuta nei confronti di un deputato che l'aveva proposta».
Alla fine così il relatore Gianni Mancuso (Pdl), annunciava di essere pronto a far togliere l'imposta dal ddl: «era una tassa di scopo, pensata per permettere ai comuni di attivare un piccolo capitolo di spesa con cui affrontare la gestione degli animali, come i cani randagi o le colonie feline».
Una tempesta di no alla proposta ha convinto i partiti ad intervenire, a cominciare dal Pdl che aveva dato vita alla proposta. Redazione Online