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Ricette «proibite» di cigno, volpe e corvo Blitz degli animalisti contro il libro

Chi ha detto che certi animali si possono mangiare e altri no? Le leggi in materia sono diverse da paese a paese, come lo sono del resto usi e costumi, storia e tradizioni. Il gusto cambia anche col passare del tempo, e oggi alcune ricette sono un classico da pranzo domenicale mentre altre non possono essere neanche nominate. Tebaldo Lorini, esperto di folklore e tradizioni gastronomiche, in suo libro tra poco in libreria, passa brevemente in rassegna le abitudini alimentari dei popoli antichi, per arrivare alle usanze più recenti, magari quelle dei

nostri nonni, mostrando come pietanze che oggi non presenteremmo mai ai nostri ospiti fossero una volta di uso comune.

 

Cicogna arrosto, volpe alla brace, spezzatino di tasso. Porcospino al sugo, stracotto d'asino, cigno con le arance. Sono ricette «impensabili, politicamente scorrette» e per qualcuno, probabilmente, «disgustose» visto che c'è anche quella per il gatto in umido e il ragù di corvo. Eppure fanno parte della tradizione culinaria, come spiega Tebaldo Lorini, conoscitore del folklore toscano, nel suo libro “Ricette proibite” destinato a suscitare discussioni e polemiche. E intanto gli animalisti si sono scatenati: Alcune associazioni hanno affisso manifesti di liberazione animale e uno striscione, contrari al libro, all’autore ed all’editore.

I cinquanta piatti descritti, corredati dalle illustrazioni a colori, sono accompagnati da consigli sulla preparazione delle carni, sui modi e i tempi.

Le associazioni animaliste sottolineano che queste ricettepropongono di cucinare, dopo averli assassinati, animali che normalmente oggi non vengono mangiati nel nostro paese, neppure da chi si nutre abitualmente di cadaveri. Il pericolo è che magari qualche persona cerchi di applicare i suoi consigli, a danno degli animali. Meglio avrebbe fatto a raccogliere le ricette tradizionali a base di vegetali, ben più tipiche e vere delle aberrazioni culinarie da lui proposte!

Ed il problema reale non è questo o quell’animale: la questione vera è che tutti gli animali sono uguali, esseri viventi e senzienti che hanno diritto di vivere. Estendere la gamma degli animali «commestibili» non è certo positivo. È un gioco di perversione del gusto che non ha nessuna giustificazione, e abbassa ancora il livello di sensibilità della maggioranza della gente verso gli animali che non siano cani o gatti.