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Animali a rischio estinzione

ALCUNI hanno nomi buffi, come l'urietta di Kittliz (Brachyramphus brevirostris) o il gallo della salvia (Centrocercus urophasianus), altri altisonanti, come l'uccello delle tempeste cenerino (Oceanodroma homochroa), altri ancora enigmatici, come la "dendroica cerulea" (questo anche il suo nome scientifico). Al di là degli appellativi bizzarri, però, questi animali hanno due cose in comune, entrambe drammatiche: rischiano l'estinzione e sono stati dimenticati. Non tanto dalle persone comuni quanto dalle istituzioni incaricate di proteggerli, che negli

Stati Uniti non li hanno inseriti nella Endangered Species Act (ESA) list, una legge di tutela ambientale, punto di riferimento legislativo per la protezione della biodiversità.

Dal confronto con un’altra lista di animali da proteggere, redatta dalla International Union for the Conservation of Nature (IUCN) è emerso che l'elenco ESA non include gran parte degli animali presenti nella "red list" IUCN, e per la precisione il 40 per cento degli uccelli, il 50 per cento dei mammiferi e tra l'80 e il 95 per cento di anfibi, gasteropodi, crostacei e insetti, per un totale di circa 531 specie (18 mammiferi, 25 uccelli, 44 anfibi and 444 invertebrati).


Tra i fortunati presento nella lista ESA c'è il gallo della salvia, una sorta di enorme fagiano del nordamerica, la rana dalle zampe gialle della Sierra Nevada o montana (Rana muscosa), nella cui pelle, secondo l'Università degli Emirati Arabi Uniti di Abu Dhabi, si trova una sostanza in grado di eliminare i batteri super resistenti agli antibiotici, il pipistrello della Florida (Eumops floridanus), considerato estinto fino al 2002 e di cui oggi sono rimasti appena 100 esemplari, la salamandra dell'altopiano di Jollyville (Eurycea tonkawae) e la rana a chiazze dell'Oregon (Rana Pretiosa).

 

E se in America a minacciare la biodiversità sono la burocrazia ingolfata e la crisi economica, in altri Paesi è invece la crescita economica e culturale. Un esempio per tutti il Madagascar, paradiso insulare dell'Oceano indiano che grazie all'omonimo capolavoro della DreamWorks oggi è sinonimo di giraffe ipocondriache, pinguini in fuga e lemuri che ballano la dance. Purtroppo per questi particolarissimi primati endemici dell'isola c'è però poco da stare allegri: fino a pochi anni fa a proteggerli non c'erano liste o leggi speciali ma qualcosa di più invalicabile come la suggestione popolare, che li credeva la reincarnazione dei propri cari e quindi animali sacri da venerare.

Oggi la mentalità locale sta cambiando e gli animali spesso finiscono sulle tavole sotto forma di bistecca o spezzatino. Un fenomeno documentato con uno studio della Bangor University del Galles sulla rivista Public Library of Science (PLoS) One e sempre più allarmante, soprattutto considerando che alcune specie di lemuri non raggiungono la maturità sessuale fino ai nove anni e che quindi non fanno in tempo a riprodursi prima di venire uccisi.