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Anmvi, spese veterinarie nel redditometro? No, grazie!!

Per Marco Melosi, presidente dell'Associazione nazionale medici veterinari (Anmvi),siamo al surrealismo fiscale, all’ennesima allucinazione del Fisco nazionale. Così la pensa l’ANMVI sul nuovo redditometro che include fra le sette categorie anche le spese veterinarie. Per l’associazione dei medici veterinari c’è qualcosa che non va: per la tutela animale l'Italia molti vogliono migliorare l’attuale legislazione che già offre a questi 'esseri senzienti' le più alte garanzie di tutela penale e per questo si mobilitano ministri e parlamentari, si sprecano le affermazioni di principio, si scrivono manifesti e si ricevono premi scomodando persino il Patrono d'Italia.

Ma è solo apparenza. Nella sostanza il Governo italiano continua a lucrare sugli animali da compagnia, a considerare il cavallo un indicatore nel reddito, a ridurre le detrazioni sulle spese veterinarie per cani e gatti, ad aumentare le tasse portando l'Iva ai massimi livelli storici (21%) sul loro cibo e sulle cure mediche degli animali da compagnia, inclusi furetti, conigli e criceti che sempre più numerosi popolano le case degli italiani. Per il Governo gli animali sono soggetti senzienti solo per  la capacità tributaria mentre patiscono la peggiore vessazione fiscale di tutta Europa. Sulla carta, ricorda l'Anmvi, gli animali sono esseri senzienti tutelati da: Trattato di Lisbona dell'Unione europea; Convenzione europea di Strasburgo; Legge 281/1991 (Lo Stato tutela gli animali di affezione al fine di tutelare la salute pubblica e l'ambiente); Legge 189/2004 (divieto di combattimenti e di utilizzo per pellicce); Codice penale (reato di maltrattamento, di uccisione, di abbandono); Legge 201/2010 (reato di traffico di animali); Codice della strada (obbligo di soccorso animali); leggi regionali; ordinanze ministeriali e comunali. Ma - sottolineano i veterinari - nel nostro Paese stanno diventando un peso aggiuntivo per i proprietari che già sopportano l'aliquota Iva più alta sulla loro salute (dal 20 al 21%); l'aliquota Iva più alta sui loro alimenti (dal 20 al 21%); la riduzione delle detrazioni fiscali delle cure veterinarie; l'inserimento nel redditometro dei cavalli; l'inserimento del redditometro della spesa veterinaria per le loro cure; imposte sugli obblighi amministrativi (anagrafe e passaporto); imposte sulle vaccinazioni essenziali e obbligatorie; imposte sulla prevenzione delle malattie trasmissibili all'uomo (es. leishmaniosi); imposte sulla sterilizzazione per contrastare il randagismo. Il rischio è che gli abbandoni lievitino e non solo di cani e gatti. I Ministri, i Sottosegretari e gli onorevoli  amici degli animali, cosa ne pensano?