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Estinzione di massa per i grandi predatori

Tutti i più grandi predatori del pianeta, sia in terra che negli oceani stanno diminuendo drasticamente e il gruppo di ricerca  coordinato da Jim Estes, dell'universita' della California a Santa Cruz, ritiene che sia in atto la sesta estinzione di massa del pianeta.  L'allarme e' stato lanciato sulla rivista Science.  Lo studio ha analizzato i dati piu' recenti sugli ecosistemi e rileva che gli effetti del declino dei predatori sono catastrofici e a cascata su tutti gli ecosistemi.

Per esempio, aumentano le specie invasive, si diffondono malattie infettive, avvengono cambiamenti nel suolo, nella qualita' dell'acqua, nella vegetazione e nell'atmosfera, con la diminuzione per esempio del sequestro di anidride carbonica. Responsabile del declino dei predatori, secondo lo studio, sono la caccia e la frammentazione degli habitat. Insomma, dai leoni agli squali, i grandi predatori del nostro tempo sono in graduale estinzione con conseguenze non sempre evidenti sull'ecosistema terrestre, ma devastanti sul lungo periodo. A farne le spese, sottolinea lo studio internazionale, sara' anche l'uomo che, con inquinamento, bracconaggio e sfruttamento del suolo, e' responsabile del loro declino. "La perdita dei grande predatori e' probabilmente l'influenza più profonda degli essere umani sul mondo naturale", si legge sul rapporto, frutto del lavoro di scienziati di 22 diversi istituti in 6 Paesi, nel quale si ricorda che questi animali "in definitiva proteggono gli uomini": "Non riguarda solo loro, riguarda noi". Alcuni effetti di questo drammatico fenomeno sono già riscontrabili. In Africa, per esempio, il crollo delle popolazioni di leoni e leopardi, massacrati dai bracconieri, ha portato a uno straordinario aumento el numero dei babbuini, responsabili della trasmissione di parassiti intestinali agli abitanti della regione. Ma il fenomeno non riguarda solo il Continente nero: nello Utah americano, si assiste a una 'invasione' di cervi, a cui le poche pantere rimaste non riescono a porre freno. Stessa storia per le orche che, non dovendo più competere con i grandi cetacei, duramente colpiti dalla caccia, spadroneggiano mettendo a rischio la sopravvivenza delle colonie di leoni marini, foche e lontre marine, loro prede privilegiate. "Questi dati dimostrano come i consumatori al vertice della catena alimentare hanno un enorme influenza su struttura, funzione e biodiversità degli ecosistemi naturali", ha sottolineato James Estes.
Le perdite sono drammatiche anche nella popolazione dei grandi erbivori come gli elefanti e i bisonti. Il declino di quegli animali che si trovano in cima alla catena alimentare, fanno notare i ricercatori, e' ''maggiore di quanto ritenuto finora'' e ha innescato negli ecosistemi una catena di effetti che si trasferiscono ai livelli più bassi della catena alimentare, distruggendo severamente molte altre specie sia vegetali sia animali. I ricercatori citano molti esempi di questo effetto a cascata.
Ad esempio l'eliminazione dei lupi dal parco nazionale di Yellowstone, ha portato alla crescita incontrollata delle alci, che hanno in parte distrutto pioppi e salici salvati solo dalla reintroduzione dei lupi. Lo studio indica che per risanare gli ecosistemi si devono reintrodurre su larga scala i grandi predatori perché fondamentali per l'equilibrio dell'ecosistema.