I pipistrelli sono tornati

Tornano le creature della notte ed è una buona notizia. Nel secondo dopoguerra l’intervento dell’uomo sulla natura ha messo a rischio molte specie di pipistrelli, animali davvero delicati, esseri che soffrono il sole quanto i pesticidi e gli habitat mutati. Gli esperti stimano che negli ultimi vent’anni la popolazione di questi controversi mammiferi sia salita del 43%: l’estinzione è più lontana e la biodiversità è salva, almeno per ora. 
Erano anni che nessuno li studiava così a fondo, per valutare davvero se l’urbanizzazione, insieme con qualche pregiudizio di troppo, fossero davvero destinati a cancellarli lentamente dalla faccia della Terra. 
In natura i pipistrelli vivono a lungo e si riproducono poco. Patiscono le avverse condizioni ambientali, il che li fa definire  «vulnerabili »: nonostante l’aumento della popolazione - gli esperti ritengono che non sia ancora tornati ai livelli necessari a garantire la biodiversità. Le variazioni nelle colonie, misurate durante il periodo di ibernazione in cui riducono al minimo le funzioni vitali, sono significative di anno in anno. I piccoli muoiono frequentemente.
Secondo il rapporto sono stati l’agricoltura intensiva, la cattiva gestione del territorio, l’eliminazione intenzionale per motivi vari (inclusa la superstizione), la diffusione degli agenti chimici nelle campagne, a mettere dura prova i pipistrelli dagli anni Cinquanta in poi. 
L’insieme di queste cause ha tagliato il numero degli esemplari e ristretto il loro habitat. Ora, non saranno certo belli e piacevoli alla vista, ma questi mammiferi che mangiano di tutto a seconda della specie, volano, si arrampicano e stanno bene a galla, hanno un ruolo importante nella catena alimentare, impollinano numerose specie floreali e producono guano, ottimo fertilizzate. 
Spicca la capacità di equilibrare le popolazioni di insetti, tra i quali anche taluni dannosi per l’uomo.