Leishmaniosi. Un nemico quasi invisibile

La Leishmania è un protozoo cioè un organismo costituito da un’unica cellula, l’agentedelle leishmaniosi.

In Italia, dove ha esordito un secolo fa, come in tutta l'area del mediterraneo, è presente il gruppo noto come Leishmania donovani (responsabile principalmente di forme viscerali) che comprende Leishmania donovani, laLeishmaniachagasi e la Leishmaniainfantum, quest'ultima agente della leishmaniosi canina, pericolosa zoonosi in quanto può interessare anche l'uomo (sebbene di solito soltanto soggetti scarsamente immunocompetenti o immunodepressi, come i bambini sotto i 6 anni di età, gli anziani, i soggetti HIV positivi e i pazienti oncologici in chemioterapia).Per quanto riguarda la diffusione sul territorioitaliano focolai di leishmaniosi canina si riscontrano in tutte le zone prossime alle aree urbane e nelle aree rurali della fascia costiera tirrenica, in aree collinari ad ovest della dorsale appenninica sino a 500-600 m. di altitudine, lungo le regioni costiere e subappenniniche dello Ionio e del basso Adriatico, e nelle isole.

Biologia
In tutte queste aree l'infezione è endemica, e la sua diffusione sul territorio nazionale è in continua espansione.
Il parassita ha bisogno di due ospiti per completare il suo ciclo vitale: la prima parte si svolge nell'apparato digerente di un insetto vettore (flebotomo o pappatacio): si tratta di moscerini ematofagi, di dimensioni attorno ai 2-3 mm, di colore giallo pallido o ruggine, dal volo molto simile a quello delle zanzare,ma più silenzioso, che colonizzano le zone umide e che sono maggiormente attivi un'ora prima del sorgere del sole e attorno alla mezzanotte, nel periodo che va, alle nostre latitudini, da giugno a settembre (o da maggio ad ottobre), le cui femmine trasmettono il protozoo durante il pasto di sangue.La seconda parte del suo ciclo invece avviene in un mammifero -cani, volpi, roditori, ecc.- (che funge sia da ospite  definitivo cheda serbatoio dell'infezione).


Presentazione clinica e sintomatologia

La malattia appare colpire maggiormente i cani adulti (età più frequente 3-7 anni, ma con limiti estremi che vanno da 1 agli 11 anni), senza distinzione di sesso, razza, lunghezza del pelo,che vivono in ambiente esclusivamente o prevalentemente extradomestico con conseguente maggiore possibilità di contatto con i flebotomi, soprattutto  all’alba o al tramonto. L'incubazione è piuttosto variabile in quanto può andare da 1 mese a 4 anni! Per cui non è possibile parlare di stagionalità della malattia, così come per la presenza dei vettori.
Per quanto riguarda la sintomatologia essa prevede principalmente due forme: subacuta e cronica, ed è frutto di uno squilibrio immunologico, per cui l'organismo di un soggetto invaso dal parassita e che sviluppa la malattia, inizia col produrre una notevole quantità di anticorpi (immunità umorale o di tipo Th2: stimolazione policlonaledei linfociti B).
Purtroppo però questi anticorpi non sono tutti protettivi nei confronti del parassita, anzi sono per lo più responsabili di veri e propri danni all'organismo, vittima di fenomeni autoimmunitari (vasculiti, poliartriti, ulcerazioni cutanee,uveiti, glomerulonefriti, ecc.)

Diagnosi
Per sapere se il nostro cane è stato esposto all’infezione(che non sempre coincide col manifestarsi della malattia)il metodo migliore è sottoporlo ad esami di laboratorio alla ricerca degli anticorpi specifici che segnalano la presenza del protozoo.

Tuttavia, in un paese endemico come il nostro non è sufficiente rilevare la presenza di anticorpi specifici nei confronti del parassita per diagnosticare la malattia, in quanto la stessa non è sempre direttamente correlata ai sintomi, alla gravità dell'infezione e al potere patogeno del ceppo infettante, ma come abbiamo detto è correlata anche al tipo di risposta immunitaria che innesca nell’organismo ospite, inoltre possiamo tranquillamente ipotizzare che il 70-80% dei nostri cani è venuto almeno una volta nella vita, in contatto col protozoo in questione e pertanto conserva traccia e memoria di questo incontro sotto forma di anticorpi specifici.


Terapia e metodi di monitoraggio

La terapia di prima scelta si avvale dell'uso di composti antimoniali pentavalenti (in forma iniettabile) che agiscono inibendo alcuni enzimi necessari al parassita per replicarsi e che devono essere somministrati per almeno un mese di seguito, di solito combinati all'allopurinolo (somministrato per bocca) che sembra abbia un'azione parassitostatica, inibendo la penetrazione del parassita nelle cellule, il cui uso può essere protratto per diversi mesi onde continuare a mantenere il controllo della diffusione del parassita nell’organismo e quindi della malattia.
Da poco è stato approvato e messo in commercio anche in Italia un chemioterapico (miltefosina) sotto forma di sciroppo e dunque più comodo ed agevole da somministrare soprattutto in quei cani in cui è un problema effettuare le iniezioni, anche perché va somministrato solo per 28 giorni mentre la sua azione residuale perdurerebbe per 2 mesi; bisogna però ricordare che questo farmaco dovrebbe restare una scelta alternativa (ma comunque preferibile alla monoterapia con Allopurinolo, all'uso di Spiramicina/Metronidazolo, all'Amfotericina B, Ambisone e Amminosidina in monoterapia o combinati all'Allopurinolo, e all'uso del solo Domperidone), da utilizzare dunque unicamente in quei pazienti che non rispondono alla terapia classica, in cui si abbia la comparsa di recidive precoci, o intolleranza e/o effetti collaterali nei confronti del protocollo standard, o ancora con insufficienza renale conclamata, dato che il farmaco non incide troppo sulla funzionalità renale, come invece fanno gli antimoniati. 

Il monitoraggio periodico è indispensabile e si basa, oltre che sui dati clinici e sintomatici, altresì sugli accertamenti emato-biochimici, anche per valutare l’eventuale necessità di riprendere iltrattamento associato o meno ad ulteriori e specifiche terapie di supporto.

A questo proposito il Gruppo di Studio sulla Leishmaniosi Canina (GSLC) propone, alla fine del trattamento con Antimoniato, un controllo periodico ogni 6 mesi per quanto riguarda il titolo anticorpale e la citologia, oppure, in determinati casi, la PCR quantitativa linfonodale o midollare.

Se invece dalla valutazione clinica e/o dai parametri ematobiochimici, i soggetti sottoposti alla terapia consigliata, non risultassero normali o non tendessero alla normalizzazione, occorrerà inquadrarli nel gruppo dei refrattari o di quelli soggetti a recidive e procedere con l'introduzione di protocolli alternativi.

Profilassi
Le possibilità di attuare una profilassi prevedono, oltre all’utilizzo di un vaccino, ormai in commercio anche in Italia, che presume però il rispetto categorico di una serie di raccomandazioni necessarie e obbligatorie, per non vanificarne l’efficacia (ancora allo studio), anche e soprattutto le normali misure per il controllo dell'insetto vettore, attraverso l'uso di sostanze repellenti e insetticide (come l'uso di collari alla permetrina e antiparassitari spot on a base di deltametrina e imidacloprid). Si raccomanda poi di far dormire i cani al chiuso e, comunque, in ambienti protetti da zanzariere che fungano da deterrente e ostacolo fisico per i flebotomi. 

Dobbiamo infine ricordare che i flebotomi non riescono a volare oltre i 3 mt di altezza dal suolo, pertanto collocare ai piani superiori le stanze da letto (ed eventualmente i ricoveri per i cani) sarebbe già di per se un ottimo deterrente per impedire a questi ultimi di arrivare a pungere durante le ore in cui sono più attivi, ovvero dal tramonto all'alba.
Per chi desiderasse poi approfondire ulteriormente l'argomento suggerisco di consultare un sito davvero esauriente e sempre aggiornato, ma soprattutto attendibile dal punto di vista scientifico, che è quello di Leishmania.org(it).

Articolo del Dr. Antonio Sessa

Medico Veterinario

Se vuoi contattare direttamente l'autore