Mercoledì, 20 Dicembre 2017 00:00

La loro terza età dipende da noi

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Con l'evoluzione culturale ed il miglioramento delle condizioni di vita dei suoi proprietari, anche il miglior amico dell'uomo ha potuto usufruire di tale benessere che si è tradotto, grazie ai progressi della medicina veterinaria, a un'alimentazione più curata e corretta e al miglioramento delle condizioni igieniche più in generale, da cui un prolungamento delle aspettative di vita e soprattutto della sua qualità. Perciò oggigiorno una nuova branca del sapere arricchisce le nostre conoscenze sui nostri amici a quattro zampe che si possono sintetizzare in quattro percorsi: 

 a)-Il cane anziano sviluppa molti aspetti neuro-patologici simili a quelli osservati nell’invecchiamento cerebrale umano, come le placche senili, modificazioni cerebrovascolari ed alterazioni neuronali (che si rinvengono sia nella demenza senile che nell’Alzheimer umane). 

 b)-La Medicina Veterinaria ha identificato una sindrome clinica caratterizzata da disturbi cognitivi correlati all’invecchiamento, come perdita dell’orientamento, dell’attenzione e disturbi del sonno. 

 c)-I test neuro-psicologici sulle funzioni cognitive rivelano disfunzioni relative a diversi tipi di attività cognitive nel cane anziano. 

 d)-Il livello di accumulo di proteina ß-amiloide è correlato al grado di disfunzione cognitiva in test basati sulle capacità di conoscenza nel cane anziano (così come nell’uomo). 

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