Vinci campione

Quando si parla di cani, dimentichiamo spesso l'altra metà del cielo, le decine di migliaia di cani di razza che partecipano alle esposizioni. Per diventare campioni italiani e internazionali non basta essere "belli", c'è una preparazione dura e faticosa che dura anche anni, prove tecniche in cui i cani sono messi alla prova nell'obbedienza, o nella ricerca della preda o del riporto se sono cani "da lavoro". Non solo! Quando scegliamo un cane di razza, facciamo affidamento al pedigree, dove c'è tutta la sua storia, la sua genealogia fatta da genitori spesso campioni, quindi noi paghiamo per cani correttamente selezionati nel carattere oltre che nella morfologia. Ma quanto è riportato nel pedigree è sempre corrispondente alla verità? E' tutto vero quello che scegliamo e paghiamo? 

Purtroppo, non tutto nelle competizioni sempre si svolge in modo regolare. C'è chi, a quanto pare, tenta scorciatoie... a danno di chi crede nella vera selezione e lavora duramente ed onestamente per ottenere dei soggetti che ben rappresentino la razza allevata. E allora, le domande che ci si poniamo, di fronte al fatto che c’è qualcuno che “gioca sporco”, è se davvero tutti i cani proclamati campioni lo sono, come si può mettere fine a questo malcostume che danneggia tutti, i cani in primis ma anche il lavoro degli allevatori onesti e i proprietari che si affidano nell’acquisto del cucciolo anche alla valutazione del pedigree? Chi vigila sul corretto svolgimento delle gare, dove si attribuiscono i titoli per la selezione e la proclamazione dei campioni delle varie razze?  L'Enci, l'Ente nazionale per la cinofilia italiana, non emette solo i pedigree garantendo la gestione del libro genealogico, ma organizza le expo, e le controlla. Pubblichiamo la lettera aperta al presidente dell'Enci, sollecitato proprio a fare chiarezza, in tempi ragionevoli, su vicende che gettano ombra sulle expo. E sui pedigree. Una risposta, ad oggi, attraverso gli organi di giustizia interna, che si fa troppo attendere. Mentre noi acquistiamo cani di razza, sulla fiducia. 

 

Milano, 13 dicembre 2018 Al presidente Enci dr. Espedito Massimo Muto Viale Corsica 20, Milano

Vinci, campione!!! Come si diventa campioni italiani di bellezza, secondo l’Enci? Come si diventa campioni italiani di bellezza secondo l’Enci? La risposta un gruppo di allevatori ed espositori l’attendono da mesi. Invano. Sotto la lente, dal luglio scorso, sono alcuni documenti che avanzano un sospetto, un dubbio, perplessità sulla originale, singolare attività di un blasonato allevatore di cani e per di più esponente di spicco del proprio club di razza. Gli interrogativi? Secondo gli atti presentati ci sarebbe da chiedersi se i cani nei ring fossero quelli effettivamente iscritti in gara nella rispettiva categoria. Presento Tina, che è più bella, al posto di Lara, meno bella. Tina la iscrivo in classe lavoro e Lara in classe libera. Ma entro in ring con Tina però con il libretto di Lara. Che quando viene chiamata, la do per assente. E il gioco è fatto. Controlli dei microchip nei ring? Eh no… Peccato. Il titolo viene registrato quindi a nome di Lara. Che gara dopo gara diventa campione italiano e magari internazionale grazie a Tina. Un banale, illecito, scambio di cani? Enci non risponde. Istruttoria aperta, “pendente”, rispondono gli uffici da mesi alla pec di chi interpella sulla necessità di fare chiarezza in tempi ragionevoli per tutti. Pendi di qui, pendi di là, l’allevatore blasonato, con almeno sette episodi segnalati, diventa oggetto di istruttoria e gli viene chiesto di avanzare le proprie difese. Giusto. Nel frattempo… pendi di qui, pendi di là, torna però a gareggiare con i cani oggetto degli esposti in expo internazionali e divulga con orgoglio Tina, Lara e altre “sorelle” diventate “campionesse”. Come niente fosse accaduto. Certo, innocente fino a prova contraria. Se fino ad ora Enci non ha sentito la necessità di sospenderne cautelativamente l’attività, vuol dire due cose: la prima, che la procedura disciplinare non sospende mai nessuno “in primo grado”; la seconda, che non ci sono elementi sufficienti per avere dubbi, è innocente, le denunce sono visionarie. E forte di questa provvisoria o forse definitiva , apparente attività silente dell’Enci, l’allevatore torna a “darci dentro”. Pendi di qui, pendi di là… Non è per Enci una prova sufficiente vedere il cane Tina sul podio una volta, due volte, tre volte, fotografato e taggato al mondo su facebook dal blasonato orgoglioso allevatore che espone l’accumulo dei (presunti) titoli di scambio, mentre il titolo viene registrato ufficialmente dallo stesso Enci a nome di Lara o di Claretta a seconda di chi pesca dal kennel? Non è prova schiacciante perché Enci di lì a poco proclamerà campioni il filotto di suoi cani mentre sul tavolo ha esposti che avanzano dubbi. Tempo per farli campioni c’è, e subito. Tempo per farsi domande se sia opportuno subito, non ce n’è. Neppure un dubbio. Neanche un indizio. Solo una benevola, sorniona sbadataggine “scambista” ripetutamente accumulata esposizione dopo esposizione. Non è abbastanza per fermare nessuno. Anche quando Tina gareggia e vince, sul podio, neppure iscritta alla competizione. Cosa è evidente, allora, per Enci? Mesi per sapere cosa sia o meno evidente. Ultima risposta dalla Commissione disciplina dei giorni scorsi è stata: “Il procedimento è tuttora pendente, non è stato ancora deciso. Purtroppo non posso darle una tempistica entro cui lo stesso si concluderà”. Forse è solo evidente che l’allevatore è ogni volta così distratto che sbaglia il cane da portare sul podio, sbaglia il cane con cui fare lo spareggio per il migliore di razza, sbaglia il cane con cui farsi immortalare con la targa e il giudice che viene da lontano. Tina, Lara, Claretta, amorevolmente scorazzate su e giù per le expo, ma altrettanto velocemente dileguatesi nel nulla quando un delegato Enci, alla consegna dei libretti, gli chiede: mi fa vedere i cani? Macchè, erano già andati via. Campioni italiani di bellezza. Pedigree che ripercorrono le gesta dei genitori, campioni. E decisioni dilazionate in modica dose nel tempo. Perché prima di agire, occorre capire. Che siamo in Italia, e che ogni ente, propaggine o meno dello Stato o del privato vigilato dallo Stato, è destino che rispetti i tempi della giustizia italiana, delle sue liturgie sul binario vuoto, delle file agli sportelli, del “non mi compete”. Dove gli onesti pagano, perdono, e i furbi sapendo che il tempo dell’impunità è infinito, andranno avanti. La storia dell’Enci, vista così, la scrivono questa razza di vincitori. Perché la giustizia, grande o minore che sia, deve essere celere e trasparente. Altrimenti sta dall’altra parte, come sta accadendo?

Lettera ed articolo scritti da 

Stefania Piazzo

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