Perchè educare il cane

L'educazione del cane è utile e necessaria per una buona e piacevole convivenza con il proprio gruppo famigliare (branco) e per il suo legittimo inserimento nella società degli umani.

Atteggiamenti innati

Osservandolo nella sua piena indipendenza, si può notare che, gli atteggiamenti auspicabili per un buon inserimento, sono già innati in lui; infatti sa sedersi, sa sdraiarsi, sa stare zitto, sa stare fermo, sa aspettare ed altro ancora.

Il proposito dell'educatore è metterlo in condizioni di imparare quando e dove attuare tali comportamenti.

La vita quotidiana e l'ambiente famigliare sono la migliore palestra in cui esercitarsi e dove vengono messi in risalto pregi e difetti nel rapporto tra cane e amico umano.

Educarlo nel rispetto della sua libertà

Approfittando delle infinite opportunità che la convivenza mette a disposizione, è possibile incanalare il comportamento del cane in una direzione consona e accettabile senza ledere la sua libertà e senza sottoporlo a tutte quelle forzature che un addestramento intensivo comporta.

Cinque step

Per eseguire piacevolmente un comando il cane deve avere una buona ragione per farlo. Tutti gli esercizi utili al raggiungimento di una corretta esecuzione di una richiesta o di un comando, possono essere divisi in cinque parti essenziali:

  • richiamo                              (richiesta di attenzione chiamandolo per nome)
  • richiesta                              (comando o presentazione di un stimolo come fattore scatenante)
  • risposta del cane             (attenzione o esecuzione di un esercizio)
  • gratificazione    (premio: alimentare-verbale-tattile), buona ragione - rinforzo positivo
  • libertà                                  (ritorno all'occupazione interrotta) conclusione piacevole

Il ritorno alla libertà come conclusione piacevole deve avvenire sempre sotto il nostro diretto controllo.

I premi

I premi possono o devono essere almeno di tre tipi: alimentare (crocchette o altro molto gradito al cane), verbale (bravo o altro), tattile (carezza, coccola o pacca sulle spalle). Si possono aggiungere il gioco, uno sguardo d’intesa o qualsiasi altro che possa gratificare il cane.

La ripetizione dell’esercizio è indispensabile per una buona associazione tra le varie fasi dove il cane non deve mai avere la sensazione di essere costretto ad un comportamento non voluto; la conclusione quindi, deve sempre essere piacevole. Per evitare di annoiarlo o stancarlo, le ripetizioni non devono mai essere ossessive e troppo ravvicinate tenendo presente che, anche se i cani non hanno la nozione del trascorrere del tempo, hanno comunque bisogno, temporaneamente, di occuparsi d'altro per dimenticare ciò che è accaduto loro poco prima. Durante le fasi successive di educazione si possono ridurre i premi omettendone alternativamente qualcuno e, se notiamo che il cane ne gradisce uno in particolare, possiamo premiarlo più frequentemente con quello senza dimenticare mai gli altri.

Gratificarlo sì, ma attenzione alla dieta!

Quando invece il comando sarà acquisito, potrebbe bastare anche un bel BRAVO accompagnato da uno sguardo di soddisfazione. E' vero che il cane non muove la coda per nulla e quindi deve sempre essere motivato e gratificato, ma si tratta solo di trovare la giusta gratificazione senza necessariamente rimpinzarlo di supplementi fuori pasto. Va ricordato comunque che i premi alimentari devono essere sempre detratti dalla dose alimentare giornaliera e dati con moderazione. Buon lavoro.

Nergio

Dalla parte del cane  http://www.dallapartedelcane.it

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