Alcuni scienziati hanno messo a punto un nuovo metodo per convertire la CO2 (anidrite carbonica)  in CO e sfruttarla a nostro vantaggio. Il metodo promette alti  livelli di efficienza anche se la strada per arrivare ad una sua industrializzazione è ancora tutta da verificare.

In realtà,  già molte ricerche hanno studiato la possibilità di trasformare il gas - serra in risorse utili ed è proprio su questo filone che si inserisce lo studio coordinato dal Brookhaven National Laboratory (BNL) e condotto da ricercatori di università americane, canadesi e cinesi.

Il problema finora riscontrato nei tentativi di  convertire la CO2 in CO, è che gli elettrocatalizzatori utilizzati non hanno mai portato a risultati concreti in quanto si crea una reazione agonistica a quella desiderata, detta Hydrogen Evolution Reaction (HER, reazione di evoluzione dell'idrogeno). Si è anche riscontrato che alcuni metalli nobili, come oro e platino, consentono di evitare la HER e di convertire la CO2 in CO, ma sono troppo costosi per essere considerati utili.

La strada percorsa per questa ricerca è totalmente  nuova: gli scienziati hanno usato singoli atomi di nichel (28-Ni) e questo ha portato a risultati completamente diversi, perchè  i singoli atomi "preferiscano" produrre CO, piuttosto che eseguire l'HER. 

Il monitoraggio delle reazioni ha mostrato che singoli atomi di nichel hanno catalizzato la conversione con un'efficienza del 97%, risultato che va ben oltre le aspettative.

E' quanto si augura Oliver Ryder insiema al suo gruppo di ricerca dello Scripps Research Institute. Lo studio studio, dell'istituto californiano è stato pubblicato  dalla rivista Nature Methods. Una speranza in più per non vedere sparire preziose specie come il rinoceronte bainco o il Drillo, una specie di mandrillo dalle dimensioni ridotte.Proprio queste due specie hanno fornito le cellule necessarie per sperimentare l’applicazione di una

Vi starete chiedendo che cos'è l'amigdala. Si tratta di  una ghiandola che risiede nel nostro cervello e ne  rappresenta, dal punto di vista evolutivo una delle parti più antiche. ed è nell'amigdala, che nascono le emozioni. Eredità probabile dei nostri antenati cavernicoli, che negli animali dovevano rapidamente riconoscere prede succulente da cacciare o pericolosi predatori da cui fuggire.
E’ quanto sostiene lo studio pubblicato su Nature Neuroscience, condotto da un gruppo internazionale di ricercatori coordinato da Florian Mormann, esperto di neurobiologia dell'università tedesca di Bonn.

Tutti i più grandi predatori del pianeta, sia in terra che negli oceani stanno diminuendo drasticamente e il gruppo di ricerca  coordinato da Jim Estes, dell'universita' della California a Santa Cruz, ritiene che sia in atto la sesta estinzione di massa del pianeta.  L'allarme e' stato lanciato sulla rivista Science.  Lo studio ha analizzato i dati piu' recenti sugli ecosistemi e rileva che gli effetti del declino dei predatori sono catastrofici e a cascata su tutti gli ecosistemi.