DDL 1552, la “legge sparatutto”

27 giugno 2026
Scritto da Marzia Novelli
DDL 1552, la “legge sparatutto”

Il 23 giugno il Senato ha approvato il DDL 1552. 80 sì, 56 no, 2 astenuti. Le associazioni di tutela animale l'hanno già ribattezzata “legge sparatutto”, e non è un'esagerazione retorica: è il nome con cui la definiscono EARTH ODV, ENPA, LAC, LAV, Legambiente, LIPU e WWF Italia, che da mesi le si oppongono compatte. Ora il testo passa alla Camera. Non è ancora legge ma la strada è tracciata, e vale la pena sapere dove porta.

di Marzia Novelli - Foto: Shutterstock

Il provvedimento, a prima firma del senatore Lucio Malan (Fratelli d'Italia) e fortemente voluto dal ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida, smonta pezzo per pezzo la legge 157 del 1992, la norma che da oltre trent'anni protegge la fauna selvatica in Italia. Lo fa con un colpo di teatro semantico: la caccia non è più un'eccezione tollerata, ma diventa essa stessa strumento di "conservazione della biodiversità". I cacciatori, nel testo, diventano "bioregolatori". Chi spara, da oggi, tutela. Provate a far digerire questa equazione a chi gli animali li difende per lavoro o per passione.

Cosa cambia davvero e perché ogni punto è un problema
Ecco cosa contiene il testo, punto per punto. Non ve lo raccontiamo come se fosse un dibattito tra due opinioni equivalenti, perché non lo è: da una parte ci sono oltre 50 associazioni, il 71% degli italiani che si dicono contrari all’attività venatoria e al ddl e gran parte del mondo scientifico, dall'altra la lobby venatoria e chi l'ha ascoltata in sede di scrittura della norma.
Il DDL 1552
Cambia statuto giuridico alla caccia. Non più deroga tollerata, ma "attività utile alla conservazione della biodiversità". Un cambio di paradigma scritto apposta per disinnescare ogni critica futura: come si fa a opporsi a chi, per legge, tutela?
 ISPRA viene scavalcata. I pareri scientifici dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale sui calendari venatori, oggi vincolanti, diventano consultivi. Tradotto: la scienza può dire la sua, la politica può ignorarla. Al suo posto arriva un Comitato tecnico faunistico-venatorio dove siedono anche le rappresentanze del mondo venatorio — la lobby che dovrebbe essere controllata, seduta al tavolo di chi controlla.
 Il calendario venatorio si allunga oltre i limiti storici. Salta la prima decade di febbraio, finora considerata invalicabile perché coincide con la fase pre-riproduttiva e la migrazione di moltissime specie. La LIPU lo ha spiegato bene: si rischia di sparare proprio nei mesi in cui gli animali sono più vulnerabili — e di violare la direttiva Uccelli.
Più specie nel mirino. Entrano tra le cacciabili l'oca selvatica e il piccione di città. Il lupo non diventa formalmente cacciabile, ma perde il riferimento esplicito alla tutela prioritaria: la porta per gli abbattimenti "di contenimento" resta socchiusa, e con questa maggioranza non ci vorrà molto a spalancarla.
Visori notturni e digitali autorizzati per la caccia di selezione. Agli animali resta un solo vantaggio rispetto a chi li punta con un fucile: il buio. Con questa norma, sparisce anche quello.
Le aree protette si restringono. Le Regioni dovranno mappare il territorio e, dove il protetto supera i limiti di legge, riportarlo entro quei limiti. In pratica: zone oggi sottratte ai fucili potrebbero non esserlo più. Le associazioni segnalano anche il rischio — già denunciato pubblicamente — di caccia su spiagge e aree demaniali.
 Richiami vivi senza più limiti. Piccoli uccelli tenuti in gabbia a vita per attirare i loro simili, che i cacciatori abbattono a fucilate. Il DDL ne amplia l'uso, con tutto quello che comporta in termini di sofferenza animale e rischio bracconaggio.
 Sanzioni alleggerite proprio dove servirebbero di più. Scende — da 3.000 a 2.000 euro — il tetto massimo della sanzione per chi abbatte, cattura o detiene specie non cacciabili. Sale invece quella per chi caccia nei giorni di silenzio venatorio: un riequilibrio che lascia, comunque, il bracconaggio sulle specie protette punito meno di prima.
 La sospensione del tesserino venatorio diventa facoltativa. Da obbligo automatico della Regione a semplice possibilità. Chi viola le regole rischia, in pratica, di continuare a portare il fucile.
L'Europa aveva già detto no. Per mesi nessuno lo ha saputo
Questo è il punto più scomodo di tutta la vicenda, e quello su cui le associazioni insistono di più. La Commissione europea aveva inviato al governo italiano una lettera già nel dicembre 2025, con osservazioni dettagliate su diversi punti critici del provvedimento: l'estensione della caccia fuori stagione, l'indebolimento del parere scientifico di ISPRA, l'uso di visori ottici, la liberalizzazione dei richiami vivi e i rischi concreti di bracconaggio e traffici illegali che ne derivano. Anche il presidente del Comitato permanente della Convenzione di Berna ha scritto al governo per le stesse ragioni.
Quella lettera è rimasta fuori dal dibattito pubblico per mesi. A renderla nota sono state le associazioni, non il governo. Nel frattempo, il Senato ha votato comunque.
Il rischio concreto, a questo punto, è una procedura d'infrazione europea per violazione della direttiva Habitat e della direttiva Uccelli. Il ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin assicura che il dicastero ha lavorato per garantire la compatibilità del testo con le norme UE. Le carte sul tavolo, però, raccontano una storia diversa: un'Europa che aveva messo per iscritto i suoi dubbi, e un Parlamento che ha votato come se quella lettera non esistesse.

Chi si oppone è più trasversale di quanto sembri
Tra le pieghe meno previste di questa vicenda, due episodi raccontano quanto sia ampio il fronte del dissenso. Il primo: in risposta a una lettera della LIPU, la Segreteria di Stato Vaticana ha comunicato che Papa Leone XIV ha definito il tema "di grande rilevanza sociale e morale", augurandosi che le istanze dell'associazione vengano accolte. Il secondo: anche il Club Alpino Italiano ha espresso riserve sul testo, e persino settori di Forza Italia, partito di maggioranza, hanno preso pubblicamente le distanze.
Un fronte trasversale di parlamentari di diversi partiti ha firmato un appello diretto alla premier Giorgia Meloni per chiedere il ritiro del provvedimento, citando proprio le critiche della Commissione Europea e del Consiglio d'Europa. Tra le firmatarie, anche l'onorevole Patrizia Prestipino.

Il Pantheon, il giorno del voto
Il 23 giugno, mentre in Senato si votava, davanti al Pantheon si è tenuto un affollatissimo sit-in organizzato da ENPA, LAC, LAV, Legambiente, LIPU BirdLife Italia e WWF Italia, EARTH ODV. YouPet era lì, con la videocamera, in mezzo a chi non si è limitato a guardare il voto da casa.
Tra i parlamentari presenti, l'onorevole Patrizia Prestipino (PD), Costa, Evi e Zanoni, Bonelli e Conte hanno ribadito una linea di opposizione netta a una legge che azzera di fatto la tutela della fauna selvatica in Italia.
Nelle stesse ore, dai vertici nazionali dell'opposizione sono arrivate parole altrettanto dure: la segretaria del PD Elly Schlein ha parlato di resa alla componente più estremista del mondo venatorio; il presidente del M5S Giuseppe Conte ha definito il provvedimento un passo indietro nella tutela di ecosistemi e specie selvatiche; il leader di AVS Angelo Bonelli ha accusato l'esecutivo di inseguire gli interessi della lobby venatoria e degli armieri.

E adesso? Tocca alla Camera — e non è finita
Il provvedimento è stato approvato solo in prima lettura. Ora passa alla Camera, dove verrà assegnato alle Commissioni competenti. Se il testo viene confermato senza modifiche, l'iter si chiude e si passa alla promulgazione. Se la Camera cambia anche una virgola, si torna al Senato, allungando i tempi potenzialmente fino a fine anno. Lo scenario più realistico, secondo chi segue i lavori parlamentari, è un'approvazione definitiva tra settembre e ottobre — ma con una maggioranza compatta, un'accelerazione prima della pausa estiva non è esclusa.
Tra opposizioni e associazioni si comincia già a parlare, sottovoce, di un referendum abrogativo, nel caso la Camera approvasse il testo senza modifiche sostanziali. La battaglia, in altre parole, si sposta. Non finisce.

Perché dovrebbe interessarti anche se hai solo un cane in salotto
Non bisogna essere attivisti per avere un motivo concreto di interesse in questa storia. Chi vive con un cane sa cosa significa un bosco che durante la stagione venatoria diventa, di fatto, un'area a rischio: spari, bocconi avvelenati, cani da caccia lasciati liberi. Un calendario venatorio più lungo, meno vincolato alla scienza e con più territorio a disposizione dei fucili significa, banalmente, più mesi dell'anno in cui portare il cane a spasso nei boschi richiede più attenzione, non meno. È un dettaglio che nessun comunicato istituzionale menziona, ma che chi cammina davvero nei sentieri italiani — con o senza guinzaglio — conosce bene.

Marzia Novelli
Marzia Novelli

Figura centrale nel mondo del pet care e dell’ambiente, Marzia Novelli è direttrice responsabile e fondatrice della testata giornalistica on line Youpet TV.
Giornalista e autrice di programmi dedicati agli animali, coordina tutte le produzioni video di Youpet e conduce “Bestia...che giovedì!”. Con una community affezionata e migliaia di follower, condivide storie, reel e consigli che amplificano il messaggio di sostenibilità e amore per gli animali e i messaggi degli sponsor. I contenuti di Marzia Novelli e del programma garantiscono una visibilità autentica, continuativa e capillare.

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