190 lupi morti in soli quattro mesi in Italia. I dati del secondo bollettino dell'Osservatorio Lupo accendono i riflettori su investimenti, avvelenamenti e quote ISPRA già superate in sette regioni.
di Marzia Novelli | Foto: Shutterstock
Centottanta. È la quota massima di lupi che l'ISPRA aveva stabilito come “prelevabili” in Italia nel 2026. Centottanta. E in soli quattro mesi, l'Osservatorio Lupo ha già registrato 190 esemplari trovati morti su strade e nei boschi del nostro paese. La matematica, in questo caso, non lascia spazio a interpretazioni.
Il secondo bollettino dell'Osservatorio Lupo, il progetto di monitoraggio della rivista 30Science.com che traccia in tempo reale avvistamenti, predazioni e mortalità della specie in Italia, racconta una situazione che va ben oltre la normale gestione di una specie selvatica in espansione. I dati coprono il periodo gennaio-aprile 2026 e fotografano un paese diviso: tra chi considera il lupo una presenza da gestire e chi da proteggere, tra chi lo vede tornare nei boschi e chi già prepara le esche.
Non sono i fucili la principale causa di morte accertata. Sono le automobili, i treni, le strade. Settanta lupi — quasi il 37% dei decessi con causa identificata — sono stati investiti da veicoli o mezzi ferroviari. È il segnale più eloquente di un conflitto silenzioso: il lupo che si espande e riconquista i suoi territori storici si scontra letteralmente con l'infrastruttura umana.
Ma le strade non sono l'unico problema. Ecco la ripartizione delle cause di morte registrate dall'Osservatorio:
• 70 investimenti stradali o ferroviari
• 61 casi con causa non determinata o non disponibile
• 29 avvelenamenti certi o probabili
• 9 traumi generici o altre cause
• 8 casi di bracconaggio, arma da fuoco o uccisione illegale
• 7 morti per cause naturali o patologie
• 7 episodi di competizione intra o interspecifica
Ventinove avvelenamenti. Una parola che dovrebbe far alzare le antenne a chiunque si occupi di fauna selvatica, di ecosistemi, di convivenza tra uomo e natura.
Il caso Abruzzo: 22 lupi forse avvelenati in un parco nazionale
La notizia che ha scosso l'opinione pubblica nelle ultime settimane arriva dall'Abruzzo. Ventidue carcasse di lupo trovate in pochissimi giorni nell'area compresa tra Villetta Barrea e Pescasseroli, all'interno e appena fuori dal perimetro del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. L'ipotesi principale: esche preparate con fitofarmaci, cioè pesticidi usati in agricoltura. Le indagini della Procura e del Servizio Forestale sono ancora in corso.
L'episodio non è isolato ma si inserisce in un contesto di escalation del conflitto umano-lupo che l'Osservatorio ha documentato anche in Toscana, nell'area pisana, dove lupi sono stati trovati uccisi, decapitati ed esposti in luoghi pubblici come gesto provocatorio.
Quote ISPRA superate in sette regioni
I dati dell'Osservatorio rivelano un'altra criticità di sistema. ISPRA ha aggiornato le quote massime regionali di prelievo, portando il totale da 160 a 180 esemplari, ma quei numeri sono già stati superati, e siamo solo ad aprile. Ecco il confronto tra lupi morti rilevati e quota teoricamente prelevabile:
• Piemonte: 33 morti vs quota 23
• Abruzzo: 29 morti vs quota 9
• Toscana: 29 morti vs quota 22
• Emilia-Romagna: 26 morti vs quota 15
• Trentino: 12 morti vs quota 6
È importante precisare cosa significa “quota ISPRA”: non è un'autorizzazione al prelievo già attiva, ma una stima teorica di quanti esemplari potrebbero essere rimossi senza compromettere la conservazione della specie. Il dato dell'Osservatorio però ci dice che, indipendentemente da autorizzazioni formali, i lupi stanno già morendo in numeri che quelle soglie le superano ampiamente.
Nel quadro del secondo bollettino si inserisce anche un episodio che ha riaperto un dibattito spinoso: il 13 febbraio ad Abbateggio, in provincia di Pescara, un uomo sarebbe stato aggredito e morso da un lupo mentre usciva dalla propria abitazione, riportando ferite multiple e la frattura di un osso della mano. Sarebbe il primo caso documentato di aggressione diretta a una persona nel corso del 2026.
Gli esperti sono unanimi nel ribadire che il lupo non è un predatore dell'uomo e che questi episodi sono rari ed eccezionali, spesso legati ad animali già abituati ai contesti antropizzati o in condizioni di stress. Ma l'episodio riapre la riflessione sulla convivenza in zone dove il lupo ha stabilmente reintegrato territori vicini agli insediamenti umani.
«Non c'è nessuna emergenza lupo», aveva dichiarato Piero Genovesi, responsabile del Servizio per il coordinamento della fauna selvatica di ISPRA, già a inizio anno. E Luigi Boitani, il più autorevole studioso di lupi in Italia, aveva commentato che una trentina di esemplari uccisi in due mesi «rappresentano un numero non trascurabile se pensiamo all'intera popolazione».
Una distinzione importante
I dati dell'Osservatorio non sono una stima scientifica della mortalità complessiva. Gli esemplari trovati morti sono soprattutto quelli che muoiono in contesti visibili come strade, aree agricole, periferie, mentre chi muore in bosco raramente viene ritrovato. I numeri veri sono probabilmente più alti.
Quello che i dati fotografano è però reale: una pressione antropica crescente su una specie che in Italia ha conosciuto un recupero straordinario dagli 80-100 esemplari degli anni Settanta agli oltre 3.300 stimati oggi, ma che non ha ancora trovato un equilibrio stabile con le comunità umane che condividono il suo territorio.
Il lupo non è solo un problema degli allevatori o degli ambientalisti. È una questione di come vogliamo che sia il nostro territorio, di come gestiamo la biodiversità, di quale valore diamo a una specie che abbiamo quasi portato all'estinzione e che ora è tornata. Abbiamo la responsabilità di informarci correttamente, di sostenere le organizzazioni che fanno ricerca e monitoraggio, e di non alimentare narrazioni semplicistiche in un senso o nell'altro.
L'Osservatorio Lupo è uno strumento prezioso proprio perché porta dati, non ideologie. E i dati, in questo momento, ci dicono che c'è molto da fare.
Fonti: Osservatorio Lupo / 30Science.com, bollettino gennaio-aprile 2026 | ISPRA | Dead Wolf Tracker IZSLT










