Scodinzola quindi è felice. Ha combinato qualcosa e ora ha quella faccia colpevole — sa di aver sbagliato. Devo mangiare prima di lui perché sono il capobranco. Quante volte avete sentito queste frasi? Quante volte le avete dette? Il problema non è la buona fede. Il problema è che le false credenze, anche quelle in buona fede, rovinano la relazione con il nostro cane. E a volte fanno dei danni veri.
Ne abbiamo parlato in diretta su Bestia che Giovedi con Paolo Bosatra, educatore cinofilo e grande amico della nostra trasmissione. Ecco i 10 miti piu diffusi da smontare subito.
di Marzia Novelli | Redazione YouPet.it
Mito 1: il cane scodinzola = è felice
Può essere vero. Ma solo in certi casi. Lo scodinzolio del cane ha un ventaglio di significati molto più ampio di quanto pensiamo. Una coda che si muove ad ampio ventaglio — come nei retriever — è quasi sempre gioia. Ma una coda alzata, tesa, che si muove con un raggio corto e nervoso? È un segnale di assertività o di nervosismo. In quel caso avvicinarsi, soprattutto con i bambini, può essere pericoloso. Imparare a leggere la coda del cane — direzione, altezza, velocità del movimento — è il primo passo per capire davvero cosa ci sta comunicando.
Mito 2: ha la faccia colpevole = sa di aver sbagliato
Uno dei malintesi più comuni. Quando torniamo a casa e troviamo il disastro, il cane ci guarda con quella famosa espressione abbassata, orecchie indietro, coda bassa. Non è senso di colpa. È paura. Paura della nostra reazione, che probabilmente c'è già stata in passato. Il cane non ha la capacità cognitiva di collegare il gesto di ore prima alla punizione del momento. Quella che leggiamo come colpa è semplicemente la risposta al nostro linguaggio del corpo teso e alla nostra voce cambiata. Punirlo in quel momento è inutile e dannoso.
Mito 3: il cane abbaia per fare i dispetti
I cani non fanno i dispetti. Mai. L'abbaio ha sempre una causa: territorialità, noia, ansia da separazione, bisogno di attenzione, risposta a stimoli uditivi. Il cane che abbaia di notte ogni volta che sente l'ascensore sta facendo il guardiano — sente di fare il proprio dovere. Sgridarlo serve solo a sfogare la nostra frustrazione, non a risolvere il problema. Serve invece lavorare sulla calma e sull'attenzione, magari con l'aiuto di un educatore cinofilo.
Mito 4: devo essere il capobranco
La teoria del capobranco è scientificamente superata da decenni. L'idea che il proprietario debba mangiare per primo, uscire per primo dalla porta, dominare fisicamente il cane per farlo obbedire è basata su studi datati e mal interpretati. Non solo non funziona: spesso fa danni enormi, soprattutto se applicata ai cuccioli con metodi coercitivi come ribaltarli sulla schiena, mettergli il muso nella pipì o colpirli con il giornale. Quello che serve non è dominanza, è leadership positiva: relazione, comunicazione, fiducia.
Mito 5: il guinzaglio giusto risolve il cane che tira
Pettorale, collare, semistrangolo, lo strumento perfetto non esiste. Un cane che tira lo fa per eccitazione, per abitudine, per mancanza di lavoro sulla calma. La soluzione non è uno strumento diverso, ma un percorso educativo: insegnare al cane che è bello stare al fianco del proprietario, lavorare sull'attenzione, costruire una condotta piacevole per entrambi. Solo dopo si introduce il guinzaglio.
Mito 6: il giardino basta per sfogare il cane
Il giardino è una cosa meravigliosa. Ma non sostituisce la passeggiata. Uscire non ha solo il valore del fare i bisogni: è relazione con il mondo, socializzazione, stimolazione olfattiva, incontro con altri cani. Un cane che vive solo in giardino — per quanto grande — è un cane privato di esperienze fondamentali. E non esistono eccezioni: né la taglia piccola, né l'erba sintetica sul balcone, né i dieci minuti di 'sgambatura' rapida sono una risposta adeguata al bisogno reale del cane di uscire ogni giorno.
Mito 7: i cani amano sempre stare con altri cani
Non tutti i cani sono sociali allo stesso modo. Ci sono cani che adorano giocare con gli altri, e cani che preferiscono la compagnia del proprietario. Forzare un cane che non è a suo agio in un dog park affollato non è socievolezza: è stress. Ogni cane ha la sua storia, il suo carattere, le sue preferenze. Impariamo a conoscere il nostro cane per quello che è, non per quello che vorremmo che fosse.
Il consiglio finale di Paolo Bosatra
Prima di prendere un cane, interpellate un bravo educatore cinofilo. Non dopo che i problemi sono già emersi — prima. Un educatore può aiutarvi a capire se siete una famiglia adatta ad avere un cane, quale razza o carattere fa per voi, come scegliere un allevamento serio o come approcciare l'adozione da rifugio senza farsi prendere dall'emotività del momento.
E non vergognatevi di non sapere. Come ho detto in chiusura: non conoscere qualcosa non è un difetto. È il punto di partenza per imparare.
Le tre parole chiave di questa puntata: comprensione, fiducia, scienza.
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