Un gesto che i proprietari vedono ogni giorno, spesso senza preoccuparsene. Ma quando il grattarsi diventa frequente, insistente o localizzato, il corpo del cane sta mandando un messaggio a cui occorre prestare attenzione. Ecco come leggere quel segnale.
di Marzia Novelli | YouPet.it | Foto: Shutterstock
Ogni cane si gratta. È un comportamento normale, fisiologico. Ma c'è una differenza enorme tra un cane che si gratta qualche volta al giorno e un cane che non riesce a smettere, che si lecca le zampe fino a farle arrossire, che strofina la testa contro ogni superficie disponibile. In quel secondo caso, il grattarsi non è più un gesto di igiene: è un sintomo. E come ogni sintomo, merita di essere letto correttamente prima di essere trattato.
Il problema è che il prurito nei cani ha cause molto diverse tra loro, spesso sovrapposte, e che intervenire senza capire l'origine significa agire al buio. Antiparassitari, shampoo, diete, antistaminici: ogni terapia ha senso solo se è associata alla causa giusta. Per questo la prima cosa da fare, quando il grattarsi diventa un problema, è osservare con attenzione e poi parlarne con il medico veterinario.
Nonostante i prodotti antiparassitari siano sempre più efficaci e diffusi, le pulci rimangono la causa principale di prurito nei cani in Italia. Non è necessario vedere l'insetto sul corpo dell'animale per avere un'infestazione: le pulci si muovono velocemente, vivono nell'ambiente domestico e depongono uova nei tessuti, nei pavimenti, nei cuscini. Un cane trattato con antiparassitario può reintrodurre pulci in casa ogni volta che esce.
Il segnale tipico è un prurito concentrato nella zona della schiena, della coda e dell'inguine. Ma attenzione: molti cani non reagiscono alle punture di pulce in modo diretto. Quello che scatena il prurito intenso è la saliva dell'insetto, che in alcuni soggetti causa una reazione allergica, la cosiddetta DAPP, dermatite allergica da puntura di pulce anche con pochissimi parassiti presenti. In questi casi basta una singola puntura per innescare settimane di prurito.
Gli acari sono parassiti microscopici che vivono sulla pelle o all'interno del follicolo pilifero e non sono visibili a occhio nudo. Esistono tre forme principali che colpiscono il cane con caratteristiche molto diverse tra loro.
La scabbia sarcoptica, causata da Sarcoptes scabiei, è altamente contagiosa, anche per l'uomo e provoca un prurito violentissimo, spesso accompagnato da croste, perdita di pelo e lesioni concentrate su orecchie, gomiti, garretti e ventre. La demodicosi, causata da Demodex canis, è invece meno pruriginosa ma può causare alopecia localizzata o generalizzata: colpisce soprattutto cuccioli e cani immunodepressi. La terza forma, l'otoacariosi, è un'infestazione da acari dell'orecchio che provoca un prurito intenso alle orecchie, scosse frequenti della testa con secrezione scura nel canale uditivo. Tutte e tre richiedono diagnosi veterinaria e trattamenti specifici: nessun prodotto da banco risolve il problema.
Quando il cane si gratta soprattutto le orecchie, scuote spesso la testa o inclina il capo di lato, vale sempre la pena fare una visita veterinaria. L'otite di origine parassitaria, batterica o fungina, è una delle condizioni più dolorose che il cane possa sviluppare, e se trascurata può portare a danni permanenti al canale uditivo.
Le allergie rappresentano oggi una delle cause più frequenti di prurito cronico nel cane, e sono anche tra le più complesse da diagnosticare.
Si distinguono in tre categorie principali:
le allergie ambientali (o atopiche), causate da pollini, muffe, acari della polvere e altri allergeni aerodiffusi;
le allergie alimentari, legate a proteine specifiche presenti nella dieta pollo, manzo, grano, uova, latte sono tra gli allergeni più comuni;
le allergie da contatto, meno frequenti, legate a materiali come plastica, gomma, erba o prodotti chimici con cui il cane viene in contatto diretto.
Distinguere un'allergia ambientale da una alimentare non è semplice, perché i sintomi si sovrappongono: prurito diffuso, lesioni cutanee, otiti ricorrenti, leccamento compulsivo delle zampe.
L'allergia alimentare ha però una caratteristica: non è stagionale. Se il prurito è presente tutto l'anno, indipendentemente dal periodo, e non risponde alle terapie antiparassitarie, la componente dietetica deve essere valutata attraverso una dieta di eliminazione rigorosa, condotta sempre sotto supervisione veterinaria.
Un dato che fa riflettere
Secondo una ricerca pubblicata sul Veterinary Dermatology Journal, circa il 25% dei cani con prurito cronico presenta una combinazione di allergia ambientale e alimentare contemporaneamente. Trattare solo una delle due componenti produce risultati parziali e spesso frustranti per il proprietario. La diagnosi completa richiede tempo, ma è l'unico modo per costruire una terapia efficace.
La pelle del cane è normalmente colonizzata da batteri e lieviti che vivono in equilibrio senza causare problemi. Quando questo equilibrio si rompe, per effetto di un'allergia, di un trauma, di una terapia prolungata con cortisonici o di una condizione immunologica, batteri come lo Staphylococcus pseudintermedius e il lievito Malassezia pachydermatis possono proliferare e causare infezioni secondarie.
Queste infezioni si manifestano con prurito, odore caratteristico, arrossamento, squame, croste e, nei casi batterici, pustole o zone essudative. La localizzazione tipica è nelle pieghe cutanee, tra le dita, sotto le ascelle e attorno alle orecchie. È importante capire che queste infezioni quasi mai sono la causa primaria del problema: sono il risultato di qualcosa d'altro. Trattarle con antibiotici o antifungini è necessario, ma senza affrontare la causa sottostante il problema si ripresenterà.
Meno frequenti ma non rare, le malattie endocrine possono manifestarsi anche attraverso alterazioni della pelle e del pelo. L'ipotiroidismo caratterizzato da una ridotta produzione di ormone tiroideo è la patologia ormonale più comune nel cane adulto e di mezza età: causa spesso perdita di pelo simmetrica, pelle secca e ispessita, e una certa tendenza alle infezioni cutanee ricorrenti, con un prurito che però è di solito moderato. L'iperadrenocorticismo, o sindrome di Cushing, produce un quadro simile ma con l'aggiunta di cute assottigliata, calcificazioni e fragilità del pelo. Entrambe le condizioni richiedono una visita veterinaria approfondita con apposite analisi del sangue per essere diagnosticate.
Un cane che si gratta in modo insolito dopo l'introduzione di un nuovo cibo, di un nuovo shampoo o di un nuovo prodotto per la pulizia della casa merita attenzione. Le allergie da contatto e alimentari si possono sviluppare anche in animali adulti che non hanno mai mostrato reazioni in precedenza: il sistema immunitario può sensibilizzarsi nel tempo.
Esiste una categoria di prurito che ha un'origine comportamentale o psicogena
Il cane che vive in condizioni di stress cronico come isolamento, ambienti poco stimolanti, relazioni conflittuali con altri animali o con le persone può sviluppare comportamenti ripetitivi come leccarsi le zampe, mordersi la coda o grattarsi aree specifiche senza una causa dermatologica identificabile. Queste condizioni, chiamate disturbi compulsivi o da iper-attenzione, richiedono un approccio comportamentale, non farmacologico.
La chiave per distinguerle dalle cause fisiche è proprio l'assenza di lesioni cutanee significative in fase iniziale e la correlazione con situazioni di stress: cambi di casa, nuovi arrivi in famiglia, riduzione del tempo dedicato all'animale. Il confine, però, non è sempre netto: un'area leccata a lungo per motivi psicogeni può diventare sede di infezione batterica secondaria, complicando il quadro.
Di fronte a un cane che si gratta con frequenza anomala, la tentazione è di intervenire autonomamente: cambiare shampoo, somministrare un antistaminico, aggiungere integratori. In qualche caso un intervento rapido è corretto trattare tempestivamente un'infestazione da pulci, ad esempio, è sensato. Ma in tutti i casi in cui il prurito è cronico, ricorrente o associato a lesioni cutanee visibili, la visita veterinaria non è opzionale.
Il dermatologo veterinario dispone di strumenti diagnostici precisi raschiati cutanei, citologie, colture, test intradermoreattivi, diete diagnostiche che permettono di identificare la causa e costruire le giuste opzioni terapeutiche. Prima si arriva alla diagnosi giusta, prima il cane smette di soffrire. E spesso il percorso verso quella diagnosi è più breve di quanto ci si aspetti.









