La letteratura è ricca di gatti e felini capaci di rimanere saldi nella nostra memoria. Questa nuova versione illustrata di Alice nel Paese delle Meraviglie ci permette di fare conoscenza con uno dei gatti più noti e misteriosi: il Gatto del Cheshire o, come viene chiamato da noi… lo Stregatto!
di Riccardo Mazzoni - Foto: courtesy Ippocampo editore
Quando sentiamo dire “Alice” subito, a seconda della nostra età, pensiamo a De Gregori e alla sua Alice, oppure al film animato di Walt Disney (1951) o ancora al live action Alice in Wonderland diretto da Tim Burton con Johnny Depp nella parte del Cappellaio Matto. Il film Disney ha contribuito a far riscoprire il best seller dell’epoca Vittoriana (pubblicato nel 1865), fino ad allora praticamente dimenticato. D’altra parte Walt credeva molto in questo film e iniziò a pensare alla sua realizzazione già nel 1932 ma dovette aspettare la fine della Seconda guerra mondiale per poterlo presentare al festival di Venezia nel 1951. Tuttavia, il successo del film non bastò a ripagare le spese di produzione e la Disney perse un milione di dollari. Eppure Walt era soddisfatto. Come mai? Presto detto: il libro era una delle letture preferite del giovane Disney e sicuramente aveva influenzato la sua scelta di diventare un animatore. Ma torniamo ora al Gatto del Cheshire. Il micio è molto speciale: parla, ha un sorriso a 64 denti, riesce a scomparire e a “perdere” letteralmente la testa. Lo Stregatto, come venne battezzato nella versione italiana del film, è l’unico protagonista della storia che Carroll ha descritto nei minimi particolari. Secondo alcuni sarebbe ispirato a una creatura magica del folklore inglese, simile al nostro Gattomammone. Decisamente non è un “a-micio”: con il suo ghigno irridente, infatti, spingeva i viaggiatori a perdersi nella brughiera. Proprio come fa lo Stregatto quando “aiuta” Alice a trovare la strada giusta per «andare dove deve andare». Dotato di grande ironia, definisce i suoi comprimari “matti”, ma ammette di essere mezzo matto anche lui. Grazie al suo ghigno irridente, nella traduzione italiana del 1913 è stato chiamato il Ghignagatto: un nome che corrisponde pienamente al detto inglese che lo avrebbe ispirato e a quanto aveva in mente il suo autore. Per illustrare il suo libro, Isabelle ha scelto di dimenticare quanto fatto in passato per proporci una versione molto personale dei protagonisti. Il suo gatto è la rappresentazione di una creatura irreale, magica, quasi vampiresca, con i suoi canini ben in vista: emblematica del Paese delle Meraviglie dove vive. Ma non solo: grazie alla sua conoscenza della natura e alla passione per gli animali, il suo gatto invisibile, o meglio mimetico, è incredibilmente simile ai gatti selvatici inglesi capaci di scomparire e riapparire nella brughiera come per magia.
ISABELLE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE
Questo volume, edito da Ippocampo, è l’ultima fatica di Isabelle Simler, illustratrice francese, nata in Madagascar nel 1972. Il suo lavoro risente della natura rigogliosa nella quale è cresciuta prima di trasferirsi a Strasburgo e dedicarsi alla pittura e all’illustrazione. Diplomata all’École supérieure des arts décoratifs de Strasbourg, scuola dalla quale sono usciti illustratori come Tomi Ungerer, Camille Tisserand e il fumettista Christian Hincker, prima di dedicarsi all’illustrazione ha lavorato nel campo dell’animazione. Dal 2012 si occupa a tempo pieno di illustrazione per l’infanzia e fino a oggi, compreso Alice, ha illustrato 32 libri. Nel 2017 il suo libro Plume è stato eletto dal New York Times tra i 10 libri per bambini più belli dell’anno. Le sue illustrazioni, in molti casi, non sono solo illustrazioni ma veri e propri dipinti. La nuova edizione non si distingue solo per la nuova traduzione integrale o per le illustrazioni ma per la qualità del volume e il formato.
Alice nel Paese delle meraviglie di Lewis Carroll, traduzione: Alessandro Geni - illustrazioni: Isabelle Simler - pagine: 208 - € 25,00








