Non è una fissa. Potrebbe essere un'allergia stagionale — e colpisce tra il 10 e il 15% dei cani. Anche il gatto non è immune. Pollini, muffe, graminacee: il nuovo articolo su youpet.it spiega come riconoscere i sintomi in tempo e cosa fare davvero
di Marzia Novelli | Redazione YouPet.it
Marzo e aprile portano con sé un carico di pollini, muffe, erbe e graminacee che molti animali domestici non tollerano. Le allergie stagionali nei cani e nei gatti sono più diffuse di quanto si pensi, e spesso vengono scambiate per semplici fastidi passeggeri. Secondo i dati dell'European Academy of Veterinary Dermatology, tra il 10 e il 15 per cento dei cani sviluppa nel corso della vita una forma di allergia ambientale, con picchi significativi durante la stagione primaverile. I gatti ne soffrono meno frequentemente, circa il 5/8 per cento, ma quando vengono colpiti, i sintomi possono essere altrettanto invalidanti.
La difficoltà principale non è curare l'allergia una volta diagnosticata, ma riconoscerla in tempo. I proprietari spesso attribuiscono i sintomi a cause diverse: un pelo che cade, un orecchio che fa fastidio, un cane che si gratta più del solito. In primavera, però, quando questi segnali si intensificano, il sistema immunitario dell'animale potrebbe stare reagendo a qualcosa nell'ambiente. E ignorarlo significa perdere settimane preziose.
Come si manifesta un'allergia stagionale: i sintomi da non sottovalutare
Nel cane, l'allergia primaverile si manifesta quasi sempre attraverso la pelle. Il prurito è il segnale più comune: l'animale si lecca le zampe in modo compulsivo, si strofina il muso contro i tappeti o i mobili, si gratta fianchi, ascelle e inguine. La pelle può arrossarsi, ispessirsi, e in alcuni casi compaiono piccole pustole o aree alopeciche. Le orecchie sono spesso coinvolte: otiti ricorrenti nel periodo primaverile, in assenza di cause infettive evidenti, devono far pensare a una componente allergica. Meno frequenti ma possibili sono gli starnuti, gli occhi arrossati con lacrimazione eccessiva e, in rari casi, sintomi respiratori simili all'asma.
Nel gatto il quadro è leggermente diverso. La manifestazione più caratteristica è la cosiddetta dermatite miliare felina: piccole croste sparse sul corpo, specialmente lungo la schiena e il collo, che il gatto tende a leccarsi e grattarsi. Un'altra presentazione frequente è il cosiddetto granuloma eosinofilico: placche rialzate e arrossate, che compaiono soprattutto sul labbro superiore, sull'addome o sulle cosce. Anche il gatto può mostrare prurito intenso, lacrimazione e, in certi casi, crisi asmatiche primaverili, che si manifestano con respiro affannoso e tosse secca.
Da tenere a mente: non tutti i cani e i gatti che si grattano in primavera hanno un'allergia stagionale. Il prurito può dipendere da pulci, acari, funghi o infezioni batteriche secondarie. Solo una visita veterinaria con test specifici può distinguere un'allergia ambientale da altre cause. Autodiagnosticare e automedicare è il modo più rapido per peggiorare le cose.
Le cause: polline, muffe e non solo
Gli allergeni responsabili delle reazioni primaverili sono in gran parte aerei: pollini di graminacee, betulla, cipresso, olivo, ambrosia. Ma non vanno sottovalutate le muffe (particolarmente abbondanti durante i periodi piovosi di marzo e aprile), gli acari che riesplodono con il riscaldamento acceso, e le erbe presenti in giardini e parchi frequentati nelle passeggiate quotidiane. I cani che vivono in zone urbane non sono affatto esenti: l'inquinamento aumenta il potenziale allergizzante dei pollini, rendendo le reazioni più intense anche in città.
Alcune razze di cane mostrano una predisposizione genetica significativa alla dermatite atopica, la forma cronica di allergia ambientale: Golden Retriever, Labrador, Bulldog Inglese, West Highland White Terrier, Boxer e Shar Pei sono tra le più colpite. Ma ogni cane può sviluppare allergie, indipendentemente dalla razza. Nei gatti non esistono razze particolarmente a rischio, sebbene quelli con storia di allergie alimentari sembrino più predisposti a sviluppare anche sensibilizzazioni ambientali.
Un dato che fa riflettere
Secondo una survey della SIDEV (Società Italiana di Dermatologia Veterinaria), oltre il 60 per cento dei casi di dermatite atopica diagnosticati nei cani italiani peggiora in modo significativo tra marzo e giugno. Molti proprietari aspettano in media quattro settimane prima di portare l'animale dal veterinario, perdendo la finestra terapeutica più efficace.
Cosa fare: dalla diagnosi ai rimedi
Il primo passo, indispensabile, è la visita veterinaria. Il veterinario o il dermatologo veterinario valuterà i sintomi, escluderà cause parassitarie e infettive, e potrà indicare esami specifici: il test intradermoreatico (patch test), il dosaggio delle IgE sieriche per specifici allergeni, o un'eliminazione dietetica se si sospetta anche una componente alimentare.
Una volta confermata l'allergia ambientale, le opzioni terapeutiche sono diverse. Le terapie sintomatiche, come gli antistaminici, i cortisonici a breve termine o i nuovi farmaci biologici per il cane che controllano il prurito e l'infiammazione durante i picchi stagionali. Per i casi più severi o persistenti, l'immunoterapia specifica è oggi considerata l'unica terapia in grado di modificare il decorso della malattia: si somministrano dosi crescenti degli allergeni responsabili per abituare progressivamente il sistema immunitario. I risultati arrivano in sei-dodici mesi, ma la risposta è positiva nel 60/80 per cento dei soggetti trattati.
Parallelamente alle terapie farmacologiche, esistono accorgimenti pratici che fanno una differenza reale. Lavare le zampe del cane dopo ogni passeggiata, specialmente nei mesi di picco, riduce la quantità di pollini introdotti in casa. Spazzolare regolarmente il pelo, in esterno se possibile, limita l'accumulo di allergeni sul corpo dell'animale. Cambiare con maggiore frequenza la biancheria dei cuccioli e passare l'aspirapolvere più spesso riduce la carica allergenica domestica. Per i gatti che hanno accesso a balconi o giardini, limitare le uscite nelle ore centrali della giornata, quando il conteggio pollinico è al massimo, è una misura semplice ma efficace.
Per i cani con allergie note, può essere utile monitorare il bollettino pollinico regionale nelle settimane primaverili. Molte regioni italiane pubblicano aggiornamenti settimanali attraverso i Centri di Monitoraggio Aerobiologico. Anticipare la terapia di qualche giorno rispetto al picco può ridurre significativamente l'intensità delle crisi.
Quando le allergie diventano croniche
Un'allergia stagionale non trattata o gestita male nel tempo tende a espandersi: l'animale può sviluppare sensibilità verso un numero sempre maggiore di allergeni, e i periodi sintomatici si allungano fino a coprire gran parte dell'anno. La pelle cronicamente infiammata diventa anche più vulnerabile alle infezioni batteriche e fungine secondarie, che complicano ulteriormente il quadro clinico e richiedono terapie aggiuntive.
Riconoscere i segnali in tempo, intervenire precocemente e seguire un piano terapeutico continuativo con il veterinario è la strategia che permette a questi animali di vivere bene anche nei mesi più critici. La primavera non deve essere una stagione di sofferenza né per loro, né per voi.
Fonti e riferimenti
European Academy of Veterinary Dermatology (EAVD) — Position paper on canine atopic dermatitis, 2024 — eavd.eu
SIDEV (Società Italiana di Dermatologia Veterinaria) — Survey dermatite atopica nel cane, dati 2025 — sidev.it
Favrot C. et al. — Defining criteria for the diagnosis of canine atopic dermatitis, Veterinary Dermatology, 2023
Pali-Schöll I. et al. — Allergens and the role of urban pollution in feline asthma, Journal of Feline Medicine and Surgery, 2024
Centro di Monitoraggio Aerobiologico — Bollettini pollinici regionali, primavera 2025 — areobiologia.it










