La scena più comune in ambulatorio non è quella del cane disperato o del gatto inferocito. È quella del proprietario che, finita la visita, tira fuori dalla borsa un sacchetto pieno di flaconcini: l'integratore preso in fiera, la curcuma «come si usa adesso», l'olio di salmone che ha consigliato la cugina, le compresse «complete» comprate online. «Dottore, posso continuare a darglielo?».
di Manuele Cascioli — Medico veterinario, esperto in medicina integrata - Foto: Shutterstock
È una delle domande più importanti che mi vengano fatte. Ma la medicina integrata, quella seria, non è la medicina del «proviamo tanto è naturale». È la medicina che mette insieme strumenti diversi, ciascuno valutato per quello che fa davvero. E sui nutraceutici, il mondo dei prodotti a metà strada tra alimento e farmaco, la scienza in questi anni ha messo ordine. Spoiler: alcuni dei più venduti reggono benissimo la prova dei dati, altri sono caduti dal piedistallo, alcuni sono persino pericolosi.
Prima domanda: cos'è un nutraceutico?
Il termine, coniato negli anni Ottanta, indica una sostanza di origine alimentare con potenziale effetto biologico. Tradotto: qualcosa che assomiglia a un cibo ma promette di funzionare come un farmaco senza esserlo per legge, e quindi senza dover dimostrare la stessa cosa. Dagli oli di pesce alle erbe officinali, dai probiotici alle alghe, è un universo enorme e poco regolamentato. La buona notizia è che la ricerca veterinaria di qualità è cresciuta molto: oggi abbiamo revisioni sistematiche e meta-analisi che ci permettono di dire con discreta sicurezza cosa funziona e cosa no, almeno per le indicazioni più studiate. Usiamole.
Quello che regge: gli omega-3 sono i campioni indiscussi
Se dovessi salvare un solo nutraceutico dal naufragio, salverei gli omega-3, in particolare EPA e DHA, gli acidi grassi a lunga catena che si trovano negli oli di pesce. Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata nel 2022 su modelli clinici di cane e gatto ha mostrato un'efficacia analgesica chiara degli integratori e delle diete arricchite di omega-3 nell'artrosi. Un altro lavoro di sintesi del 2021 in In Vivo ha trovato benefici terapeutici dell'integrazione di EPA e DHA in cani e gatti su un fronte vastissimo: dermatite allergica, problemi del pelo, artrosi, cheratocongiuntivite secca, malattia valvolare cardiaca, persino come supporto in alcune neoplasie e nell'insufficienza cardiaca cronica.
Il meccanismo è chiaro: gli omega-3 sostituiscono in parte l'acido arachidonico nelle membrane cellulari e spostano l'equilibrio dell'infiammazione verso uno stato più calmo. Studi clinici controllati hanno documentato che, in cani artrosici, una supplementazione adeguata di olio di pesce migliora del 50% circa zoppia e dolore in poche settimane. Le dosi terapeutiche sono molto più alte di quelle «di mantenimento» tipiche degli integratori da banco, e per questo il dosaggio va stabilito dal veterinario in base al peso e alla patologia e non spalmato a occhio sul cibo. Le quantità simboliche dichiarate sulle etichette dei mangimi «arricchiti»: spesso sono molto al di sotto della soglia che fa la differenza.
Quello che è promettente ma sopravvalutato: curcuma, collagene, cozza verde
Qui entriamo nella zona grigia, quella in cui c'è qualcosa di vero ma il marketing tira la corda. La curcuma e in particolare il suo principio attivo, la curcumina ha proprietà antinfiammatorie ben documentate in laboratorio. Il problema è che la curcumina, presa così com'è, ha una biodisponibilità pessima: il corpo ne assorbe pochissima. Tradotto in pratica: la «pasta dorata» casalinga, la curcuma spolverata sulla ciotola, gli integratori non formulati — sono soldi e tempo buttati. Le formulazioni fitosomiche o complessate con fosfolipidi aumentano l'assorbimento anche di duecento volte negli studi sui cani, e in queste forme possono avere un senso come supporto nei processi infiammatori cronici. Ma sempre come aggiunta, non come terapia.
Discorso simile per il collagene di tipo II non denaturato (UC-II), che in alcuni trial sul cane artrosico ha mostrato un effetto sul dolore dose-dipendente, più dose, più effetto, e per la cozza verde della Nuova Zelanda (Perna canaliculus), che contiene una miscela di omega-3 e glicoproteine e ha qualche evidenza di miglioramento della mobilità nei cani con dolore cronico articolare. Buoni candidati come aggiunte mirate, ma niente miracoli e niente sostituti dei farmaci quando servono davvero.
Quello che la scienza ha bocciato: glucosamina e condroitina
E adesso la notizia che molti proprietari non si aspettano, e che tanti veterinari ancora fanno fatica a integrare: la glucosamina e la condroitina solfato, il combo storico degli integratori per le articolazioni quello che si è venduto a milioni di flaconi per vent'anni ha le gambe corte. Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata nel 2022 sui nutraceutici per l'artrosi di cane e gatto ha concluso con parole nette: «un'efficacia molto marcatamente assente», al punto da raccomandarne il non utilizzo per la gestione del dolore. Una seconda revisione del 2024 sul Journal of Small Animal Practice è arrivata alla stessa conclusione: glucosamina cloridrato e condroitina solfato non hanno mostrato benefici nel trattamento dell'artrosi canina. Non sono pericolosi, sia chiaro: sono sicuri. Ma non funzionano molto più del placebo.
È il classico caso in cui un'idea biologicamente plausibile: «se l'articolazione ha bisogno di glicosamminoglicani, gliene diamo da bocca», non sopravvive al passaggio attraverso il metabolismo: la molecola, semplicemente, non arriva intera dove dovrebbe. Lo dico senza polemica con chi li prescrive: per anni le evidenze erano contrastanti e la cautela giustificata. Oggi il quadro si è chiarito, ed è giusto aggiornarsi.
Quello che è naturale ma può uccidere
Cambiamo registro e fronte, perché qui non si tratta più di efficacia ma di sicurezza. La parola «naturale» evoca innocuità, ma è una scorciatoia mentale che con gli animali può costare cara. Tre esempi che ogni proprietario dovrebbe conoscere a memoria.
Gli oli essenziali sul gatto sono un capitolo a parte. Il gatto, a differenza nostra, è carente di un enzima epatico (glucuroniltransferasi) che serve a smaltire i composti fenolici contenuti in molti oli essenziali. Tea tree, eucalipto, menta, cannella, agrumi, pino, ylang ylang, wintergreen, finocchio: applicati sulla pelle, leccati durante la pulizia o anche solo diffusi nell'aria con un diffusore attivo (quelli a nebulizzazione, non i bastoncini), possono provocare salivazione abnorme, tremori, depressione, danno epatico, fino a casi letali. Bastano pochissime gocce di tea tree puro per mettere in grave pericolo un gatto. Regola semplice: nessun olio essenziale puro va mai applicato sul gatto, e i diffusori attivi non vanno tenuti accesi in stanze frequentate da gatti.
L'aglio e la cipolla, insieme a porro ed erba cipollina, contengono composti solforati che danneggiano i globuli rossi di cani e gatti e possono causare anemia emolitica. Il gatto è particolarmente sensibile. Non esistono dosi «di sicurezza» da rincorrere: niente bocconcini di sugo all'aglio, niente avanzi di soffritto, niente «un pezzettino non fa male».
Lo xylitol,o non un fitoterapico ma un dolcificante «naturale» sempre più diffuso nei prodotti da forno, gomme e dentifrici umani, è estremamente tossico per il cane: provoca un crollo della glicemia e, a dosi maggiori, insufficienza epatica acuta. Anche piccole quantità sono pericolose. Conservare lontano dalla portata del cane esattamente come faresti con un farmaco.
La bussola pratica del proprietario consapevole
Riassumo la cosa che dico più spesso, davanti al sacchetto di flaconi. Il «naturale» non è una garanzia di niente, né di efficacia né di sicurezza. Va valutato, dal medico veterinario sostanza per sostanza, come un farmaco e va utilizzato su prescrizione medica in base ad una valutazione delle reali necessità del soggetto. I prodotti specifici per la specie, con dosaggi chiari, con principi attivi indicati e con formulazione che ne garantisca l'assorbimento, sono sempre preferibili agli intrugli «universali». Il mangime complementare ovvero quello che comunemente viene chiamato integratore non è un farmaco e non sostituisce una diagnosi: prima si capisce cosa c'è, poi si decide cosa aggiungere. La medicina integrata che pratico ogni giorno è esattamente questa: non «più cose insieme», ma le cose giuste, ciascuna al suo posto. La scienza ci aiuta a capire qual è il posto giusto. Tutto il resto, per quanto profumi di erbe medicinali, è marketing.
Fonti scientifiche
Barbeau-Grégoire M. et al. (2022). A 2022 systematic review and meta-analysis of enriched therapeutic diets and nutraceuticals in canine and feline osteoarthritis. International Journal of Molecular Sciences.
Pye C., Bruniges N., Peffers M., Comerford E. (2024). Current evidence for non-pharmaceutical, non-surgical treatments of canine osteoarthritis. Journal of Small Animal Practice.
Lopes Pereira A. et al. (2021). Therapeutic Effect of EPA/DHA Supplementation in Neoplastic and Non-neoplastic Companion Animal Diseases: A Systematic Review. In Vivo, 35(3):1419-1436.
Roush J.K. et al. (2010). Multicenter veterinary practice assessment of the effects of omega-3 fatty acids on osteoarthritis in dogs. JAVMA, 236(1):59-66.
Fernández-Martín S. et al. (2021). Glucosamine and Chondroitin Sulfate: Is There Any Scientific Evidence for Their Effectiveness in Knee Osteoarthritis Preclinical Studies? Animals, 11(6):1608.
Genaro K. et al. (2022). Curcumin and Therapeutic Use in Dogs: a review. Animals.
Merck Veterinary Manual (2025). Toxicoses From Essential Oils in Animals.
Pet Poison Helpline & VCA Animal Hospitals — schede su tossicità di oli essenziali, aglio/cipolla e xylitol nel cane e nel gatto.
Nota: questo articolo ha finalità divulgative e non sostituisce la visita veterinaria. Non interrompere né iniziare un'integrazione di propria iniziativa, soprattutto se l'animale assume già farmaci o ha patologie note.










