OncoFAP glidotin: tutto quello che c'è da sapere

23 settembre 2026
Scritto da Marzia Novelli
OncoFAP glidotin: tutto quello che c'è da sapere

Cos'è questa molecola, come funziona, che risultati ha dato e, soprattutto, cosa significa concretamente per chi oggi convive con un cane malato di tumore.

di Marzia Novelli | Redazione YouPet.it | Foto: Belletti-Franzo/Excaliburphoto.eu

Un gruppo di ricerca del Dipartimento di Medicina Veterinaria e Scienze Animali dell'Università degli Studi di Milano, in collaborazione con l'azienda farmaceutica Philochem, ha condotto uno studio clinico di fase I e II su otto cani con tumori spontanei aggressivi, testando per la prima volta una molecola sperimentale chiamata OncoFAP glidotin. I risultati, pubblicati il 28 maggio 2026 sulla rivista scientifica Journal of Medicinal Chemistry, mostrano una risposta clinica in sei degli otto cani trattati, con riduzioni del volume tumorale fino all'88%, e un profilo di sicurezza definito eccellente dagli stessi autori dello studio. È una notizia reale, verificabile, pubblicata su una rivista scientifica internazionale sottoposta a revisione paritaria, non un annuncio promozionale.
Per capire perché questa molecola è interessante bisogna partire da un problema molto concreto della chemioterapia tradizionale: i farmaci chemioterapici classici colpiscono le cellule che si moltiplicano rapidamente, ma questo include anche molte cellule sane, il midollo osseo, la mucosa intestinale, i follicoli piliferi, causando gli effetti collaterali che conosciamo. OncoFAP glidotin nasce per risolvere esattamente questo problema, funzionando come un sistema di consegna mirata.
Il meccanismo si basa su tre componenti. Il primo è OncoFAP, una piccola molecola capace di legarsi in modo estremamente selettivo a una proteina chiamata FAP, Fibroblast Activation Protein, presente in abbondanza nello stroma di moltissimi tumori solidi, sia nell'uomo sia negli animali, ma praticamente assente nei tessuti sani. È come avere un indirizzo di consegna che esiste solo dentro al tumore. Il secondo componente è il farmaco chemioterapico vero e proprio, la monometil auristatina E, una molecola citotossica molto potente ma, se somministrata da sola, anche molto tossica per l'intero organismo. Il terzo componente è il collegamento tra i primi due, un “legante” peptidico chiamato glidotin, costruito con gli amminoacidi glicina e prolina, che tiene unita la molecola di trasporto al farmaco citotossico fino a quando non arriva a destinazione, per poi rilasciarlo selettivamente proprio nel punto in cui la proteina FAP è stata riconosciuta e legata. In sintesi: il farmaco viaggia per il corpo in forma “disattivata” e sicura, e si attiva solo una volta arrivato dentro al tumore, un principio simile a quello degli anticorpi coniugati (antibody-drug conjugate) già usati in oncologia umana, ma costruito con una molecola molto più piccola di un anticorpo, il che secondo gli autori dello studio migliora la capacità di penetrare nel tessuto tumorale.

Lo studio, il cui titolo originale è “A Small-Molecule Drug Conjugate Targeting FAP Exhibits Potent Activity in Dogs with Spontaneous Tumors”, è firmato da un gruppo di ricerca ampio che comprende, tra gli altri, Andrea Galbiati, Paola Roccabianca, Damiano Stefanello e Samuele Cazzamalli, ed è stato pubblicato sul Journal of Medicinal Chemistry (2026, volume 69, numero 10, pagine 12634-12646). Chi volesse consultare direttamente la pubblicazione scientifica originale può farlo a questo indirizzo: https://doi.org/10.1021/acs.jmedchem.6c00682.
Un dettaglio importante, spesso perso nelle sintesi giornalistiche più brevi: i protagonisti dello studio non erano cani di laboratorio, ma otto cani di proprietà di famiglie reali, cani da compagnia con tumori sviluppati naturalmente, che avevano già affrontato e fallito altre terapie oncologiche prima di essere ammessi alla sperimentazione. Il disegno dello studio prevedeva un dose-escalation trial, cioè un protocollo in cui il dosaggio del farmaco viene aumentato gradualmente da un gruppo di pazienti al successivo, per individuare la dose più efficace mantenendo la sicurezza, esattamente come si procede nelle prime fasi di sperimentazione dei farmaci sull'uomo. Gli obiettivi dichiarati dello studio erano due: valutare la sicurezza del farmaco (fase I) e valutarne l'efficacia clinica sui tumori canini che esprimevano la proteina FAP (fase II).
Dei sette cani, su otto, che hanno completato l'intero ciclo di terapia previsto dal protocollo (un cane non lo ha completato, senza che la fonte specifichi il motivo), sei hanno mostrato una risposta clinica alla terapia, pari al 75% dei pazienti trattati. Le riduzioni del volume tumorale, misurate tramite tomografia computerizzata total body, hanno raggiunto punte dell'88% nelle lesioni bersaglio. Sul fronte della sicurezza, il farmaco è stato definito generalmente ben tollerato, senza eventi avversi gravi correlati al trattamento. Sono numeri che, su un campione così piccolo, vanno letti con la giusta cautela statistica, ma che per una sperimentazione di fase I e II, il cui scopo primario è proprio verificare se un farmaco sia sicuro prima ancora che efficace, rappresentano un segnale incoraggiante non scontato.

Damiano Stefanello, docente di Chirurgia Veterinaria alla Statale e tra gli autori corrispondenti dello studio, ha spiegato il senso più ampio di questa ricerca: lo sviluppo di farmaci veterinari può aiutare direttamente i pazienti animali affetti da neoplasie incurabili, ma può anche accelerare lo sviluppo degli stessi farmaci per l'uomo, perché a differenza dei modelli sperimentali di laboratorio, i cani sviluppano tumori in modo naturale e condividono con le persone lo stesso ambiente di vita. È il principio alla base degli approcci “One Health” e “One Medicine”, che integrano la salute umana e quella animale in un'unica prospettiva di ricerca, con il vantaggio ulteriore, sottolineato dallo stesso Stefanello, di ridurre la necessità di sperimentazione su animali di laboratorio appositamente allevati per quello scopo. Un cane con un tumore spontaneo, curato con il consenso informato della propria famiglia in un contesto clinico reale, offre alla ricerca un modello che nessun topo di laboratorio può replicare fedelmente.
OncoFAP glidotin è, a tutti gli effetti, ancora un farmaco sperimentale. Lo studio pubblicato è di fase I e II, condotto per ora su un numero molto ridotto di pazienti, otto in totale: non è, allo stato attuale, un trattamento disponibile commercialmente o prescrivibile dal proprio veterinario di fiducia come si farebbe con un farmaco oncologico già approvato. Significa che il percorso, prima di un'eventuale disponibilità più ampia, prevede tipicamente ulteriori fasi di sperimentazione, su numeri di pazienti più ampi, per confermare in modo statisticamente solido i risultati preliminari qui descritti.

Detto questo, per chi desiderasse informazioni dirette sullo stato della ricerca, su eventuali sviluppi della sperimentazione o su un'eventuale valutazione del proprio caso specifico, il punto di riferimento è il gruppo di ricerca stesso. Le attività cliniche di diagnosi e terapia dello studio sono state condotte esclusivamente presso l'Ospedale Veterinario Universitario di Lodi, struttura del Dipartimento di Medicina Veterinaria e Scienze Animali dell'Università degli Studi di Milano. I contatti ufficiali indicati dall'ateneo per informazioni sono:
Prof. Damiano Stefanello — Dipartimento di Medicina Veterinaria e Scienze Animali, Università degli Studi di Milano
Email: damiano.stefanello@unimi.it
Telefono: 02 5033 4555
Sito dell'Ospedale Veterinario Universitario di Lodi:
https://www.ospedaleveterinario.unimi.it
Sito del Dipartimento di Medicina Veterinaria e Scienze Animali (DIVAS):
https://divas.unimi.it/it
Prima di contattare direttamente l'ospedale, vale la pena parlarne con il proprio veterinario oncologo di fiducia, che potrà valutare se il caso specifico sia in linea con i criteri che una eventuale prosecuzione della sperimentazione potrebbe richiedere, e aiutare nella comunicazione con la struttura universitaria. Va inoltre considerato che lo stato di reclutamento di uno studio clinico può cambiare nel tempo rispetto a quanto riportato in una pubblicazione scientifica già conclusa: solo un contatto diretto con il gruppo di ricerca può chiarire se, alla data della richiesta, esistano effettivamente percorsi aperti a nuovi pazienti.

Al di là di questa specifica sperimentazione, la diagnosi di un tumore aggressivo in un cane merita sempre, quando possibile, un secondo parere presso un centro di oncologia veterinaria specialistica, spesso incardinato in un ospedale veterinario universitario come quello di Lodi, dove è più facile intercettare anche le sperimentazioni cliniche in corso su nuove terapie. Non tutti i tumori, e non tutti i pazienti, sono candidati idonei a un protocollo sperimentale, e questo va accettato con lucidità: la ricerca clinica ha regole rigorose di inclusione ed esclusione proprio per garantire risultati interpretabili e la sicurezza dei pazienti coinvolti. Ma sapere che esistono, sono attivi, e in alcuni casi danno risultati incoraggianti, resta un'informazione che ogni proprietario ha il diritto di conoscere quando si trova ad affrontare una diagnosi difficile.
OncoFAP glidotin rappresenta un progresso scientifico reale e verificabile nell'oncologia veterinaria, con il potenziale, ancora da confermare in studi più ampi, di offrire un'alternativa più mirata e meglio tollerata rispetto alla chemioterapia tradizionale, e con una ricaduta di ricerca che guarda esplicitamente anche alla medicina umana. Non è, oggi, un trattamento pronto all'uso per qualunque cane con un tumore aggressivo, ma è un tassello di un percorso di ricerca concreto, condotto in Italia, che vale la pena seguire e conoscere, soprattutto per chi si trova ad affrontare in prima persona una diagnosi oncologica nel proprio animale.


Fonti e riferimenti
Galbiati A., Roccabianca P., Dell'Aere S. et al., Stefanello D., Cazzamalli S. — A Small-Molecule Drug Conjugate Targeting FAP Exhibits Potent Activity in Dogs with Spontaneous Tumors, Journal of Medicinal Chemistry, 2026, 69(10), 12634-12646. DOI: 10.1021/acs.jmedchem.6c00682 — link diretto allo studio: https://doi.org/10.1021/acs.jmedchem.6c00682
La Statale News, Università degli Studi di Milano — “Oncologia veterinaria: una nuova molecola sperimentata nei cani con tumori aggressivi”, 10 luglio 2026
Ospedale Veterinario Universitario di Lodi — Dipartimento di Medicina Veterinaria e Scienze Animali, Università degli Studi di Milano

Marzia Novelli
Marzia Novelli

Figura centrale nel mondo del pet care e dell’ambiente, Marzia Novelli è direttrice responsabile e fondatrice della testata giornalistica on line Youpet TV.
Giornalista e autrice di programmi dedicati agli animali, coordina tutte le produzioni video di Youpet e conduce “Bestia...che giovedì!”. Con una community affezionata e migliaia di follower, condivide storie, reel e consigli che amplificano il messaggio di sostenibilità e amore per gli animali e i messaggi degli sponsor. I contenuti di Marzia Novelli e del programma garantiscono una visibilità autentica, continuativa e capillare.

Recommended for you

Rimani sintonizzato
per gli aggiornamenti

Iscriviti alla Newsletter
exccalibur 1exccalibur 1