Il Labrador che si tuffa senza esitazione e il meticcio che si rifiuta di bagnarsi anche solo le zampe non stanno semplicemente esprimendo un carattere diverso. Dietro quella differenza c'è anatomia, storia di selezione, esperienza precoce, e un dato genetico che nel 2022 ha sorpreso persino chi studia il comportamento canino da una vita: il nuoto potrebbe essere una delle poche cose che la razza spiega davvero.
di Marzia Novelli | Redazione YouPet.it | Foto: Shutterstock
Ogni cane nasce con un riflesso natatorio di base, lo stesso che permette a un cucciolo caduto per sbaglio in acqua di muovere le zampe per restare a galla. Ma tra il saper nuotare e l'amare l'acqua c'è una distanza enorme, e quella distanza si spiega con almeno tre fattori distinti: il corpo, i geni, e quello che il cane ha vissuto.
Il corpo: chi è costruito per l'acqua e chi no
Le zampe palmate, la pelle che collega le dita, offrono un vantaggio di propulsione reale, ed è il motivo per cui razze come il Labrador, il Terranova o il Barbone galleggiano e nuotano con più efficienza di altre. Il tipo di pelo conta altrettanto: un mantello a doppio strato idrorepellente trattiene meno acqua e disperde meno calore rispetto a un pelo semplice che si appesantisce non appena si bagna. La struttura corporea fa il resto. Le razze brachicefale, muso corto e vie respiratorie già ridotte, faticano a respirare durante uno sforzo prolungato come il nuoto; i cani con zampe molto corte, come il Bassotto o il Corgi, o con una muscolatura particolarmente pesante rispetto alla propria taglia, hanno più difficoltà a restare a galla e si stancano prima. Non è pigrizia: è fisica.
I geni: la scoperta che ha sorpreso i genetisti
Nel 2022 un gruppo di ricerca guidato da Elinor Karlsson e Kathleen Morrill, dell'UMass Chan Medical School, ha pubblicato su Science uno dei più ampi studi mai condotti sulla genetica del comportamento canino, basato sul progetto Darwin's Ark: oltre 2.100 genomi di cani di razza e meticci, incrociati con più di 18.000 questionari compilati dai proprietari, tra cui la domanda diretta “il tuo cane evita di bagnarsi?”. Il risultato principale dello studio ha ridimensionato non poco l'idea che la razza spieghi il carattere di un cane: nel complesso, l'appartenenza a una razza specifica spiega solo circa il 9% della variazione nei tratti comportamentali tra un cane e l'altro, molto meno di quanto la maggior parte dei proprietari darebbe per scontato.
C'è però un'eccezione rilevante, ed è proprio quella che riguarda il nuoto. Tra tutti i comportamenti analizzati, i ricercatori hanno trovato che i tratti legati al lavoro storico di alcune razze, in particolare il riporto, la guardia del bestiame e l'ululato, mostravano una componente genetica molto più forte e differenziata tra le razze rispetto alla maggior parte degli altri tratti di personalità. Il riporto è strettamente legato all'attrazione per l'acqua, essendo il comportamento su cui è stata costruita la selezione storica delle razze da acqua e da cerca, oggi classificate nel gruppo 8 della classificazione Enci: cani selezionati per generazioni a recuperare selvaggina o reti da pesca sia a terra sia in acqua. In altre parole, mentre quasi tutto quello che diamo per scontato sulla personalità “di razza” regge poco alla prova del DNA, l'amore o il disinteresse per l'acqua potrebbe essere una delle eccezioni in cui la genetica conta davvero.
L'esperienza: quello che i geni non decidono da soli
Nessuno dei due fattori precedenti basta da solo a spiegare il comportamento di un singolo cane. L'esposizione precoce all'acqua, durante le settimane in cui il cucciolo forma le proprie associazioni di base con il mondo, incide profondamente su quanto quel cane si sentirà sicuro da adulto: un'esperienza positiva e graduale costruisce fiducia, mentre un'immersione forzata o un'esperienza spaventosa, penso a un tuffo involontario in acqua fredda o mossa, può creare un'avversione che dura per anni, indipendentemente dalla razza. Anche l'apprendimento sociale gioca un ruolo, un cucciolo che vede altri cani, o il proprio proprietario, entrare in acqua con evidente piacere tende a generalizzare quella sicurezza. Ed è per questo che esistono meticci senza alcuna parentela con le razze da acqua che si tuffano senza esitazione, e Labrador di pura razza che rifiutano ostinatamente di bagnare anche solo le zampe: la genetica offre una predisposizione statistica, non una certezza individuale.
Cosa significa in pratica
Se il proprio cane appartiene a una razza storicamente selezionata per l'acqua ma non ama nuotare, non sta “tradendo” la sua razza: sta semplicemente confermando che il 9% di varianza spiegata dalla genetica lascia comunque ampio margine all'esperienza individuale. Viceversa, un meticcio o una razza non associata all'acqua che si tuffa con entusiasmo non è un'eccezione statistica sorprendente: è la conferma che la maggior parte del comportamento canino, nuoto compreso, si costruisce vivendo, non solo nascendo.
Fonti e riferimenti
Morrill K. et al. — Ancestry-inclusive dog genomics challenges popular breed stereotypes, Science, 2022










