Quasi nessuno si siede a fare i conti prima di partire. Eppure, alla fine dell'estate, la voce “Fido” nel bilancio delle vacanze pesa più di quanto chiunque avrebbe previsto a giugno. I numeri del 2026 raccontano un'economia da miliardi costruita quasi interamente su spese non pianificate.
di Marzia Novelli | Redazione YouPet.it | Foto: Shutterstock
Il pet tourism non è più una nicchia da addetti ai lavori: secondo la ricerca di Jfc, la società specializzata in consulenza turistica, in Italia vale oggi 9,56 miliardi di euro, con un potenziale stimato fino a 15,8 miliardi se il settore ricettivo si adeguasse davvero alla domanda. Quasi 4 milioni di famiglie italiane partiranno quest'estate con cane o gatto al seguito. Ed è una spesa che, secondo alcune stime, avrebbe già superato quella sostenuta dalle famiglie per le vacanze con i figli, un dato che dice più di molte analisi di mercato su come è cambiato il concetto stesso di famiglia in vacanza.
Il budget che nessuno pianifica, e che tutti spendono comunque
Il dato più interessante non è quanto si spende, ma quanto poco lo si preveda. Secondo l'Osservatorio Quattrozampeinfiera Estate 2026, condotto tra i visitatori delle tappe di Milano, Torino e Padova, il 76% dei proprietari porterà il proprio animale in vacanza, ma l'89,3% dichiara di non aver previsto alcun budget specifico per lui. Solo l'8,6% mette in conto una spesa fino a 200 euro, nessuno indica una fascia fino a 500 euro, e appena il 2% prevede di superare quella soglia. Sulla carta, quindi, la maggioranza degli italiani parte convinta di spendere poco o nulla in più per il proprio animale.
La realtà, quando si guarda ai consumi effettivi, racconta un'altra storia. Le stime relative all'estate 2026 indicano una spesa aggiuntiva media superiore ai 250 euro a famiglia, con un incremento stimato di circa 22 euro al giorno su una permanenza media di poco più di dodici notti fuori casa. Non è un budget dichiarato: è un budget che si materializza lungo il viaggio, tra strutture pet-friendly, trasporti, toelettatura, accessori contro il caldo ed eventuali necessità veterinarie last minute. Il 19,7% dei proprietari ammette di spendere di più per il proprio animale in estate rispetto al resto dell'anno, pur senza averlo messo in conto a inizio stagione.
Perché si spende: la determinante non è il comfort
Se si guarda a cosa guida davvero questa spesa, il quadro che emerge è più emotivo che pratico. Per il 41% degli italiani, il valore principale di una vacanza con l'animale è non doverlo lasciare a casa, prima ancora del comfort del viaggio stesso; per il 39% conta soprattutto il tempo condiviso. Il rovescio della medaglia è altrettanto rivelatore: il 28% degli italiani racconta di provare senso di colpa o ansia quando si separa dal proprio animale, e il 43% si sente comunque triste anche sapendo di averlo lasciato in buone mani. Sono numeri che spiegano perché la decisione di portarlo con sé raramente passa attraverso un vero calcolo costi-benefici: la spesa aggiuntiva viene assorbita perché l'alternativa, psicologicamente, costa di più.
Dove va la spesa: meno mare, più montagna
Le preferenze di destinazione per l'estate 2026 mostrano un riequilibrio significativo rispetto al passato: il 35,4% dei pet traveller sceglie mete montane o appenniniche, mentre il mare, pur restando rilevante, non domina più come un tempo, anche perché molte località balneari italiane restano poco attrezzate per accogliere gli animali. Tra i fattori che pesano di più nella scelta della struttura, il 54% degli italiani considera determinante la presenza di servizi realmente pet-friendly, non genericamente “pet admitted”. A livello internazionale, la Francia risulta la meta estera preferita dai pet traveller italiani, davanti a Spagna e Germania, percepite come più avanzate nell'accoglienza degli animali rispetto a molte strutture italiane.
Il divario tra il budget dichiarato e la spesa reale racconta qualcosa che nessuna cifra assoluta potrebbe dire da sola: per la maggior parte degli italiani, l'animale non è più una voce di spesa da programmare come l'albergo o il volo. È una parte della famiglia che si porta con sé a prescindere dal costo, e il costo si scopre solo dopo.
Un mercato che cresce più in fretta di chi dovrebbe servirlo
Il divario tra i 9,56 miliardi di valore attuale e i 15,8 miliardi di potenziale stimato da Jfc racconta un settore ricettivo che rincorre una domanda già esplosa: oltre il 70% degli italiani che viaggiano con animali dichiara di aver rinunciato almeno una volta a partire per le difficoltà legate alla loro gestione, e solo un italiano su dieci afferma di non incontrare alcuna difficoltà nella pianificazione del viaggio. Le criticità più citate riguardano la reale disponibilità di strutture attrezzate, gli spazi dedicati e l'accesso alle spiagge. È il paradosso di un mercato che vale miliardi ma che, per chi lo vive da proprietario, continua a sembrare un'eccezione da negoziare ogni volta, non un servizio scontato.
Il budget invisibile delle vacanze con gli animali, in fondo, è la fotografia più onesta di quanto siano ormai centrali nella vita delle famiglie italiane: non lo si programma, ma non si rinuncia a spenderlo.
Fonti e riferimenti
Jfc — Ricerca sul pet tourism in Italia, 2026
Rover.com in collaborazione con Lonely Planet Italia — Viaggi pet friendly in Italia, miniguida e ricerca 2026
Osservatorio Quattrozampeinfiera Estate 2026 — rilevazione tra i visitatori delle tappe di Milano, Torino e Padova










