Una proposta di legge alla Camera vorrebbe impiegare le unità cinofile come strumento di controllo delle folle. Ma gli esperti di comportamento animale e le associazioni sono unanimi: il cane non è uno scudo. È un essere senziente.
di Marzia Novelli | YouPet.it | Foto: Shutterstock
In queste settimane l'Italia è attraversata da una nuova stretta in materia di ordine pubblico. Dopo gli scontri di Milano e le proteste legate al caro carburante nel Sud, il governo ha avviato un iter legislativo accelerato, che ha portato a un vertice a Palazzo Chigi e all'esame di un decreto sicurezza che, tra le misure, prevede arresti differiti per chi partecipa a manifestazioni violente, potenziamento dei militari nelle città e nuovi poteri per le Prefetture.
In questo clima, è arrivata anche una proposta di legge depositata alla Camera, a firma di Edoardo Ziello e sostenuta da Roberto Vannacci. Il testo autorizzerebbe le Prefetture a impiegare unità cinofile specializzate contro i manifestanti, con funzione di "sbarramento, dissuasione psicologica e interdizione d'area".
In una parola: cani in prima fila durante le proteste.
L'Ente Nazionale Protezione Animali ha risposto con durezza, parlando di un richiamo ai "metodi repressivi della Gestapo" e ricordando che in situazioni di forte stress sensoriale,— urla, fumo, lacrimogeni, folla compatta, la reazione di un cane diventa "del tutto imprevedibile".
E qui sta il punto: non si tratta solo di un problema etico, ma di un problema pratico e scientifico. L'addestramento non elimina la sensibilità di un animale. La modifica del comportamento tramite condizionamento operante produce risposte prevedibili in contesti controllati. Una manifestazione di piazza non è un contesto controllato.
Lo sa bene anche il Belgio, dove nel 2021 una petizione firmata da oltre 25.000 persone chiese alle forze dell'ordine di smettere di usare cavalli e cani durante le proteste. Il motto della petizione? "Gli animali non sono armi né scudi."
La Legge Costituzionale n. 1 del 2022 — approvata dopo un lungo e controverso dibattito parlamentare, in cui la Lega presentò 246.000 emendamenti per bloccare il riconoscimento della senzienza degli animali, stabilisce solo che "la legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali". Niente senzienza, niente soggettività giuridica.
Il riconoscimento degli animali come esseri senzienti esiste invece nel diritto europeo: l'articolo 13 del TFUE obbliga l'Unione e gli Stati membri a tenere conto del benessere degli animali "in quanto esseri senzienti". È un vincolo sovranazionale che l'Italia deve rispettare, anche quando la politica interna fatica a recepirlo.
Perché questa proposta è sbagliata
Il cane cinofilo è addestrato per compiti specifici: ricerca di esplosivi, tracciamento, soccorso, identificazione di stupefacenti. In queste attività lavora in ambienti il più possibile prevedibili e con un operatore di fiducia accanto.
Usarlo come "strumento di dissuasione psicologica" in mezzo a una folla arrabbiata significa esporlo a un livello di stress che nessun addestramento può neutralizzare completamente. Chi si occupa di relazione uomo-animale sa che il cane percepisce l'emozione del suo operatore. Se l'operatore è in tensione, anche il cane lo è. Se la folla è agitata, il cane lo avverte e lo subisce. In uno scenario del genere, un morso non è un fallimento addestrativo: è una risposta biologica prevedibile.
Gli animali non sono strumenti ne scudi e questa proposta di legge va fermata.










