Non è un modo di dire quando i sondaggi lo chiedono esplicitamente, quasi un italiano su due risponde sì: il proprio animale è, a tutti gli effetti, un figlio o una figlia. Ma lo stesso identico campione, se la domanda cambia leggermente, smentisce l'idea che stia sostituendo un figlio umano. I due dati insieme raccontano più di quanto facciano da soli.
di Marzia Novelli | Redazione YouPet.it | Foto: Shutterstock
Il primo rapporto sulle abitudini delle famiglie italiane verso i propri animali da compagnia, promosso nel 2025 da Santévet, ha posto la domanda nel modo più diretto possibile, e la risposta è arrivata altrettanto netta: il 42% degli italiani descrive il proprio animale domestico come un “figlio”, con percentuali sostanzialmente equivalenti tra chi vive con un cane (44%) e chi vive con un gatto (40%). Lo stesso sondaggio colloca al 96% la quota di chi considera l'animale un membro effettivo della famiglia, un dato più ampio e meno specifico, che risponde a una domanda diversa e per questo va tenuto separato dal primo.
Il divario più marcato emerge in base all’appartenenza generazionale degli intervistati. Un'indagine Ipsos realizzata per Purina nel 2025, presentata all'Italian Pet Summit, mostra che tra i più giovani della Generazione Z la quota di chi considera esplicitamente l'animale “come un figlio” sale al 61%. I ricercatori collegano il dato all'età sempre più tardiva della prima maternità in Italia, oggi in media 33 anni: cane o gatto diventano, nella lettura degli autori dello studio, una sorta di palestra affettiva prima della genitorialità vera e propria, un'occasione per sperimentare cura e responsabilità quotidiana.
A prima vista sembrano due affermazioni contradditore che invece sviluppano un terreno di compatibilità se analizzati in modo più approfonditi. Si può vivere un legame che assomiglia, nel linguaggio e nell'intensità affettiva, a quello con un figlio, senza per questo considerarlo un'alternativa alla genitorialità. È la stessa distinzione confermata dai dati Assalco-Zoomark 2026, secondo cui le famiglie con figli piccoli sono proprio quelle con la quota più alta di animali in casa, il 66,7%: se ci fosse una vera sostituzione, il rapporto dovrebbe muoversi nella direzione opposta.
Preso da solo, il 42% che chiama il proprio animale “figlio” alimenta la lettura, molto diffusa quest'estate, di un'Italia che rimpiazza la genitorialità con cani e gatti. Ma questo dato, tetto accanto al 63% che nega esplicitamente questa sostituzione, il quadro che emerge è diverso e più interessante: gli italiani usano un linguaggio familiare e affettivo per descrivere il proprio rapporto con gli animali, senza per questo confondere le due cose nella pratica. È un uso del linguaggio pragmatico più che letterale, un adattamento della parola “figlio” per descrivere un'intensità di cura, non una sua sostituzione anagrafica.
Il quadro si completa con alcuni dati che aiutano a capire quanto questo legame si traduca in scelte concrete, non solo in un modo di dire. Sempre secondo il Rapporto Santévet 2025, il 48% delle famiglie italiane antepone le spese alimentari per il proprio animale a quelle personali, e il 23% arriva a dare priorità persino alle spese di toelettatura rispetto ad altre voci del proprio budget. Otto italiani su dieci, nello stesso sondaggio, affermano di avere sviluppato con il proprio animale una comunicazione fatta di suoni, toni e intonazioni riconoscibili solo da loro due.
Sul piano della spesa complessiva, l'Osservatorio Unipol elaborato da Ipsos nel 2024 stima un costo medio di circa 65 euro al mese, che sale a 69 euro per chi possiede in particolare un cane o un gatto: sommando le spese sanitarie, attorno ai 180 euro l'anno, il costo complessivo di un animale supera 1.000 euro l'anno per famiglia. Lo stesso studio colloca al 56% la quota di italiani che possiede almeno un animale domestico, con differenze marcate tra le città: Torino guida la classifica con il 66% di famiglie proprietarie, seguita da Cagliari al 64%, contro una media nazionale più bassa.
Un ultimo dato aiuta a inquadrare la tendenza nel tempo, invece che in una sola fotografia annuale: il Rapporto Italia 2026 di Eurispes registra una flessione nella quota di italiani che possiedono un animale, scesa al 33,7% nel 2026, ma la percentuale di chi lo considera parte integrante della famiglia resta stabile da oltre un decennio, dal 39,4% del 2014 al 40,5% del 2025. Anche quando il numero di famiglie con un animale in casa oscilla, il modo in cui chi lo possiede lo percepisce non cambia: resta, in proporzioni sostanzialmente costanti negli anni, un membro della famiglia a tutti gli effetti.
Fonti e riferimenti
Santévet — I Rapporto sulle abitudini delle famiglie italiane con animali da compagnia, 2025
Ipsos per Purina — Generazioni a confronto: da Gen Z ai Boomer l'evoluzione del rapporto con gli animali da compagnia, Italian Pet Summit, settembre 2025
Changes Unipol, elaborazione Ipsos — indagine sul rapporto tra italiani e animali domestici, 2024
Assalco-Zoomark — Rapporto Assalco-Zoomark 2026
Osservatorio Unipol, elaborazione Ipsos — Changes Unipol, dati su possesso e spesa per animali domestici, 2024
Eurispes — Rapporto Italia 2026










