Il titolo che circola online è di quelli fatti apposta per essere condivisi: i gatti battono i bambini nel gioco delle parole. È tutto vero, numeri alla mano. Ma “imparare le parole più in fretta” non significa quello che il titolo lascia intendere, e vale la pena raccontare per intero cosa hanno scoperto davvero i ricercatori giapponesi.
di Marzia Novelli | Redazione YouPet.it | Foto: Shuterstock
Lo studio è reale, pubblicato su Scientific Reports nell'ottobre 2024 da un gruppo dell'Università di Azabu guidato dalla ricercatrice Saho Takagi, e ha coinvolto 31 gatti adulti. Il protocollo utilizzato è mutuato quasi completamente da un formulario classico usato per studiare come i neonati imparano le parole: si mostra ripetutamente un'immagine abbinata a un suono, poi si osserva se il soggetto nota quando quell'abbinamento viene cambiato. Se lo nota, guardando più a lungo o mostrando segni di sorpresa, significa che aveva davvero imparato l'associazione originale.
Ogni gatto è stato posizionato davanti a uno schermo che mostrava due brevi animazioni, un sole antropomorfo e un unicorno, mentre una registrazione della voce del proprietario pronunciava due parole senza significato, “keraru” e “parumo”, ciascuna abbinata sempre alla stessa immagine. Dopo questa fase di abituazione, i ricercatori hanno invertito metà degli abbinamenti, facendo sentire “keraru” insieme all'immagine che prima era associata a “parumo”. Se il gatto aveva davvero imparato il collegamento originale, ci si aspettava una reazione di sorpresa di fronte all'incongruenza, misurata attraverso il tempo di osservazione dello schermo. È esattamente quello che è successo: i gatti hanno guardato lo schermo in media il 33% più a lungo quando l'abbinamento non corrispondeva a quanto avevano imparato, alcuni con le pupille visibilmente dilatate. Una nota interessante è che ai gatti non è stato somministrato nessun cibo, nessuna ricompensa, nessun addestramento durante la fase di abittuazione, hanno formato l'associazione semplicemente ascoltando.
Il protocollo usato per i gatti riprende direttamente uno studio del 1998 sui bambini di 14 mesi, che imparavano ad associare una parola a un oggetto dopo quattro sessioni di apprendimento, ciascuna di circa 15-20 secondi, con la parola ripetuta sette volte per sessione. I gatti dello studio Takagi hanno formato la stessa associazione dopo due sole sessioni di appena nove secondi ciascuna. Il divario è reale e misurabile.
C'è però un secondo esperimento, condotto dagli stessi ricercatori e citato meno spesso, che restringe di parecchio la portata della scoperta. Quando al posto della voce del proprietario venivano usati suoni elettronici o meccanici abbinati alle stesse immagini, i gatti non mostravano più alcun segno di aver imparato l'associazione. La capacità di apprendimento rapido, insomma, non riguarda un generico talento nel collegare suoni e immagini: emerge specificamente quando il suono è una voce umana familiare, un dettaglio che i ricercatori collegano alla lunga storia di convivenza tra gatti ed esseri umani, e che suggerisce un meccanismo sociale, non solo percettivo.
Quello che lo studio dimostra si chiama in letteratura scientifica “fast mapping”, la capacità di formare rapidamente un collegamento associativo tra un suono e un'immagine specifica. Non è la stessa cosa della comprensione semantica di un adulto umano, che include categorie astratte, generalizzazione, sintassi. I gatti sembrano più attenti al linguaggio umano di quanto si creda comunemente, ma questo non equivale a possedere un vocabolario o una comprensione del linguaggio paragonabile a quella di un bambino che cresce, che nei mesi successivi ai 14 supera rapidamente questo tipo di associazione elementare per arrivare alla sintassi.
Parlare al proprio gatto, nominare con costanza gli stessi oggetti, luoghi o azioni con le stesse parole, non è un gesto senza effetto solo perché il gatto non risponde con un miagolio di conferma. La ricerca su questo fronte è ancora giovane, e gli stessi autori indicano di voler esplorare in futuro se i gatti riescano a comprendere strutture più complesse del semplice abbinamento parola-immagine. Per ora, quello che si può dire con certezza è più modesto e più interessante allo stesso tempo di quanto promettano i titoli: il gatto sul divano, mentre sembra ignorarci, probabilmente ci sta ascoltando più di quanto pensiamo, a patto che sia davvero la nostra voce a parlare.
Fonti e riferimenti
Takagi S., Koyasu H., Nagasawa M., Kikusui T. — Rapid formation of picture-word association in cats, Scientific Reports, 2024
Werker J.F., Cohen L.B., Casasola M., Stager C.L. — Acquisition of word-object associations by 14-month-old infants, Developmental Psychology, 1998










