Il 6 luglio 1885 Louis Pasteur inoculò il primo vaccino antirabbico della storia a Joseph Meister, un bambino di nove anni morso da un cane rabbioso. Da quella data, il 6 luglio è diventato il giorno in cui il mondo si ferma a parlare di zoonosi ovvero di tutte quelle malattie che passano dagli animali all'uomo, e talvolta viceversa. Non è un tecnicismo da convegno: secondo le stime dei centri di controllo delle malattie, circa il 60% delle infezioni conosciute e fino al 70-75% delle malattie infettive emergenti degli ultimi decenni hanno origine animale.
Buona parte di quello che si legge in giro su “cosa può trasmetterti il tuo cane o gatto” è però esagerato, mal spiegato o semplicemente antiquato. La parte interessante e quella che in pochi raccontano è però un'altra: il cambiamento climatico sta letteralmente ridisegnando la mappa delle zoonosi in Italia ed Europa, portando vettori e patologie dove fino a pochi anni fa non arrivavano. Procediamo con ordine.
di Marzia Novelli - Foto: Shutterstock
Cosa può trasmetterci davvero il nostro cane o gatto? Iniziamo sfatando la paura più diffusa e meno fondata.
Toxoplasmosi: il mito della gatta da regalare in gravidanza
È probabilmente la zoonosi più temuta e meno capita che esista. Il parassita Toxoplasma gondii viene eliminato dal gatto con le feci solo per una finestra di 1-2 settimane, generalmente dopo il primo contatto con il parassita nella vita dell'animale e non in modo continuativo. E c'è di più: le oocisti espulse non sono infettanti subito, ma diventano pericolose solo dopo 1-5 giorni nell'ambiente esterno. Questo significa che pulire la lettiera quotidianamente (idealmente delegando il compito a qualcun altro durante la gravidanza, o indossando guanti e lavandosi bene le mani) riduce il rischio in modo drastico. La fonte di contagio più comune per l'uomo, in realtà, non è il gatto di casa: è la carne poco cotta e la terra contaminata non lavata via da frutta e verdura. Liberarsi del gatto in gravidanza, come suggerito ancora oggi da qualche nonna, è una misura tanto drastica quanto inutile se si seguono le normali precauzioni igieniche.
Le altre zoonosi “classiche”, in breve
– Dermatofitosi (“tigna”): infezione fungina della pelle, si riconosce da chiazze rotonde con perdita di pelo, si tratta bene e si trasmette per contatto diretto lavarsi le mani dopo il contatto con un animale sintomatico basta come prevenzione.
– Giardia e altri parassiti intestinali: trasmissione oro-fecale, prevenzione con igiene delle mani e sverminazioni regolari.
– Salmonella e Campylobacter: più frequenti con diete casalinghe a base di carne cruda (BARF) o contatto con feci; cottura adeguata degli alimenti e igiene riducono il rischio quasi a zero.
– Malattia da graffio di gatto (Bartonella): trasmessa da graffi o morsi, soprattutto di gattini con le pulci; un buon controllo antiparassitario è la prevenzione più efficace.
– Leptospirosi: batterio trasmesso dal contatto con acqua o terreno contaminati dalle urine di roditori. Il cane si infetta bevendo da pozzanghere o corsi d'acqua, e può poi trasmetterla all'uomo. È una delle zoonosi che, non a caso, si lega anche al tema del prossimo paragrafo: più eventi di pioggia intensa e allagamenti, più occasioni di contatto con acqua contaminata.
– La rabbia. Qui la notizia va aggiornata rispetto a quanto si racconta di solito. L'Italia resta ufficialmente indenne da rabbia dal 2013 (ultimo caso in una volpe nel febbraio 2011, dopo l'epidemia 2008-2011 nel nord-est legata alla Slovenia) ma, il 27 maggio 2026 un cane importato ha ricordato quanto sia concreto, in pratica, il rischio di reintroduzione. A Vittorio Veneto (Treviso) un cane meticcio, portato in Italia illegalmente dal Marocco alcuni mesi prima senza alcun controllo veterinario, passaporto o quarantena, ha manifestato sintomi neurologici gravi ed è risultato positivo a un ceppo del virus riconducibile al Marocco: il primo caso nel Triveneto in quindici anni. La proprietaria, morsa dall'animale, e altre persone entrate in contatto con lei o con il cane (una trentina in tutto) sono state sottoposte a profilassi post-esposizione; il Comune ha disposto la vaccinazione antirabbica obbligatoria per oltre 5.000 tra cani e gatti del territorio, con un piano di sorveglianza esteso a sei mesi. Nessun focolaio è stato per ora individuato nella fauna selvatica locale. Il caso, per quanto circoscritto e gestito rapidamente dalle autorità sanitarie, mostra bene cosa significhi davvero “paese indenne”: non un rischio azzerato per sempre, ma un equilibrio che si mantiene solo finché sorveglianza e controlli alle frontiere vengono rispettati. Un solo animale importato fuori dalle regole può da solo rimettere in discussione anni di eradicazione. Un motivo in più per non considerare la vaccinazione antirabbica del proprio cane o gatto un adempimento burocratico da viaggio, ma una prevenzione da mantenere sempre attiva.
Le zoonosi nuove: cosa sta cambiando con il clima
Qui la narrazione cambia registro. Non stiamo parlando di malattie che il cane o il gatto “trasmettono” nel senso classico, ma di un intero ecosistema di vettori come zanzare, pappataci, zecche che il riscaldamento globale sta facendo espandere verso nord, verso quote più alte, e per una stagione più lunga ogni anno. I nostri animali, spesso, sono la sentinella o il serbatoio di questi cambiamenti prima ancora che lo sia l'uomo.
Leishmaniosi: il pappatacio non è più solo un problema del Sud
La leishmaniosi è trasmessa dal flebotomo, un insetto che prospera dove la temperatura supera i 15°C per diversi mesi l'anno. Il cane è il principale serbatoio del parassita Leishmania infantum, e può ammalarsi seriamente (forma cutanea o viscerale); l'uomo può contrarla a sua volta, soprattutto in condizioni di fragilità immunitaria. I modelli climatici europei prevedono un'espansione dell'areale del pappatacio verso l'Europa centrale nei prossimi decenni, e i dati umani lo confermano già oggi: in Toscana, l'incidenza cumulativa della leishmaniosi umana autoctona è passata da 0,22 casi ogni 100.000 abitanti nel 2018 a 1,81 nel 2023 più di otto volte tanto in cinque anni.
La prevenzione per il cane si basa su repellenti specifici (collari o spot-on) applicati non più solo in piena estate ma da inizio primavera a tardo autunno, dato che la stagione di attività del vettore si è allungata.
Febbre West Nile: il termometro delle zanzare
Trasmessa dalla zanzara Culex, che si infetta pungendo uccelli serbatoio del virus, la febbre West Nile vede l'uomo (e in parte cane e cavallo) come ospiti occasionali: non contagiosi tra loro, ma comunque a rischio di ammalarsi, con il cavallo più vulnerabile e il cane perlopiù asintomatico. Il punto di svolta è che la trasmissione nelle zanzare aumenta sensibilmente sopra una soglia minima di temperatura di circa 13°C, e le estati più calde e piovose stanno ampliando sia l'intensità sia il territorio colpito: nell'estate 2025 l'Italia ha registrato 680 casi umani, di cui 321 con coinvolgimento neurologico e 48 decessi, diffusi in 17 delle 21 regioni e in 74 delle 110 province, un'estensione geografica nettamente superiore agli anni precedenti. Non è, in senso stretto, una malattia che “prendiamo” dal cane. Ma è l'esempio più chiaro di come i nostri animali condividano con noi la stessa esposizione a un rischio che il clima sta amplificando.
Dirofilariosi (filaria cardiopolmonare): non solo un problema del cane
Trasmessa da zanzare Culex e, sempre più spesso, dalla zanzara tigre (Aedes albopictus) ormai stabilmente presente in Italia, la dirofilariosi ha il cane come serbatoio e ospite definitivo: il parassita adulto vive nel cuore e nei grandi vasi polmonari, con conseguenze anche gravi se non prevenuta. L'uomo è un ospite occasionale e la malattia nell'uomo è rara e quasi sempre di scarso rilievo clinico tipicamente un piccolo nodulo polmonare asintomatico, scoperto per caso in una radiografia. Il punto non è il rischio per l'uomo, che resta contenuto, ma l'espansione territoriale della malattia nel cane: aree del Nord-Est un tempo considerate a basso rischio registrano oggi casi stabili, complice sia il clima più mite sia la presenza di zanzare invasive attive più a lungo durante l'anno.
La zecca Hyalomma e la febbre emorragica Crimea-Congo: la new entry da monitorare
Questa è la voce più “nuova” della lista. Hyalomma marginatum è una zecca di origine mediterraneo-orientale che sta trovando in Europa condizioni climatiche sempre più favorevoli per stabilirsi in popolazioni permanenti, complice anche il trasporto passivo da parte degli uccelli migratori. È il principale vettore della febbre emorragica Crimea-Congo, una malattia virale grave con una letalità che può arrivare fino al 40% nei casi umani sintomatici. La zecca è già stata rilevata, seppur sporadicamente, in Spagna, Portogallo, Regno Unito e persino Polonia. In Italia ed Europa occidentale il rischio resta oggi basso e circoscritto, ma la tendenza è chiara: è una delle situazioni che gli enti di sorveglianza veterinaria e sanitaria stanno seguendo con più attenzione, non per allarmismo ma perché la finestra buona per prepararsi è adesso, non dopo il primo caso.
Zoonosi Vettore/via Ruolo dell'animale Perché cresce col clima
Leishmaniosi Pappataci (Phlebotomus) Cane: serbatoio principale Areale del vettore in espansione verso nord
Febbre West Nile Zanzara Culex Cane/cavallo: ospiti occasionali Trasmissione favorita sopra i 13 °C,
stagione più lunga
Dirofilariosi Zanzare Culex/Aedes Cane: serbatoio e ospite definitivo Zanzara tigre stabile, inverni più miti
Febbre Crimea-Congo
Zecca Hyalomma Bestiame/animali selvatici serbatoio Zecca in espansione, trasporto da uccelli
migratori
Cosa cambia, in pratica, per chi ha un animale
– La prevenzione antiparassitaria non è più “stagionale”: con inverni più miti, molti vettori restano attivi quasi tutto l'anno. Chiedi al veterinario se il protocollo del tuo cane o gatto va esteso oltre i mesi tradizionali.
– Le vaccinazioni di base (compresa l'antirabbica per chi viaggia) restano la prima linea di difesa, insieme ai controlli veterinari periodici.
– L'igiene di base lettiera pulita quotidianamente, mani lavate dopo il contatto, cottura adeguata degli alimenti azzera la stragrande maggioranza del rischio delle zoonosi “classiche”.
– Per le nuove minacce, la parola chiave è sorveglianza, non allarmismo: sono situazioni da conoscere e monitorare insieme al proprio veterinario, non da temere nel quotidiano.
Le domande che ci fate più spesso
D. Devo preoccuparmi di prendere una malattia dal mio gatto?
R. Con normale igiene (lettiera pulita, mani lavate, cibo cotto a dovere) il rischio concreto è basso. La maggior parte delle zoonosi “classiche” si prevengono con gesti semplici, non con l'allontanamento dell'animale.
D. È vero che le donne incinte devono liberarsi del gatto per la toxoplasmosi?
R. No. Basta non occuparsi personalmente della pulizia della lettiera (o farlo con guanti e lavandosi le mani), pulirla quotidianamente, e prestare attenzione a carne poco cotta e verdure non lavate, che sono le fonti di contagio più comuni.
D. La rabbia esiste ancora in Italia?
R. L'Italia è ufficialmente indenne da rabbia dal 2013. Resta un rischio residuo legato ai pipistrelli e alla possibile reintroduzione dall'estero, per questo la vaccinazione resta raccomandata e obbligatoria per i viaggi.
D. Cos'è la leishmaniosi e perché sta aumentando?
R. È una malattia parassitaria trasmessa dal pappataci, con il cane come principale serbatoio. Il riscaldamento climatico sta espandendo l'areale del vettore verso nord: in Toscana l'incidenza umana è più che ottuplicata tra il 2018 e il 2023.
D. Il mio cane può contagiarmi con la febbre West Nile?
R. No, non da cane a persona: entrambi vengono infettati dalla stessa zanzara (Culex) che si è a sua volta infettata su un uccello serbatoio. Condividete lo stesso rischio ambientale, non un contagio diretto.
D. Devo dare l'antiparassitario anche in inverno adesso?
R. Sempre più spesso sì, almeno nelle regioni a clima più mite: chiedi al tuo veterinario se estendere la copertura oltre i mesi primaverili-estivi tradizionali, dato che molti vettori restano attivi più a lungo.
La Giornata Mondiale delle Zoonosi nasce per ricordare una vittoria della scienza -il vaccino di Pasteur- ma oggi serve a raccontare qualcosa di più attuale: la salute di persone, animali e ambiente non sono mai state così interconnesse, ed è esattamente il principio del “One Health” che le organizzazioni sanitarie internazionali promuovono da anni. Il nostro cane o gatto, nella stragrande maggioranza dei casi, non è un problema da temere. È piuttosto la sentinella più vicina che abbiamo per accorgerci di come il mondo intorno a lui -e a noi- stia cambiando.










