Cambio di stagione nel cane e nel gatto

22 settembre 2026
Scritto da Manuele Cascioli, medico veterinario, esperto in medicina integrata
Cambio di stagione nel cane e nel gatto

Meno luce, sbalzi termici, ripresa delle routine: cosa succede davvero al sistema immunitario di cane e gatto in questo periodo, e perché "rafforzare le difese" non significa dare integratori a caso.

di Manuele Cascioli — Medico veterinario, esperto in medicina integrata - Foto: Shutterstock

«Ma come ha fatto ad ammalarsi proprio adesso, non è cambiato niente nella sua vita». È una frase che sento spesso in questo periodo dell'anno, e che nasconde un equivoco comune: il cambio di stagione non è un evento neutro per l'organismo di un cane o di un gatto, anche quando in apparenza non è cambiato nulla nella sua routine quotidiana. Qualcosa, in realtà, cambia sempre, e serve prima di tutto cosa sia effettivamente cambiato. Correre a comprare il primo integratore “per le difese immunitarie” no è utile, se non sappiamo su cosa agie e come.

Tre fattori si sovrappongono in questo periodo dell'anno. Il primo è la riduzione delle ore di luce, un segnale ambientale che nei mammiferi regola, attraverso la produzione di melatonina, numerosi ritmi biologici, incluso il funzionamento dell'asse che collega sistema nervoso, endocrino e immunitario. Il secondo sono gli sbalzi termici, che richiedono all'organismo un lavoro di termoregolazione più intenso rispetto ai mesi stabili dell'estate. Il terzo, spesso il più sottovalutato, è il cambiamento di routine che accompagna la fine delle vacanze: il ritorno al lavoro dei proprietari, la ripresa contesti sociali più affollati dopo un'estate magari trascorsa in modo più rilassato, con tutto quello che ne consegue in termini di esposizione a nuovi patogeni e di adattamento comportamentale. Nessuno di questi tre fattori, da solo, costituisce una situazione che può destare preoccupazione. Insieme, però, rappresentano un carico reale sull'organismo, che in alcuni soggetti può tradursi in una maggiore vulnerabilità nelle settimane di transizione.
Uno stato di stress prolungato attiva l'asse ipotalamo-ipofisi-surrene, con un rilascio di cortisolo che, oltre agli effetti comportamentali, ha un impatto diretto sulla funzione immunitaria, sulla permeabilità della barriera intestinale e sulla sensibilità infiammatoria dell'organismo. È lo stesso meccanismo che nel gatto è stato collegato, in letteratura scientifica, a condizioni come la cistite idiopatica felina: un problema apparentemente “fisico” che nasce, in realtà, da uno stato di attivazione cronica del sistema nervoso. Il sonno e la stabilità della routine quotidiana non sono quindi un dettaglio di benessere secondario, ma un ingrediente diretto della risposta immunitaria: un animale che, con il rientro al lavoro dei proprietari, passa bruscamente da settimane di compagnia costante a lunghe ore di solitudine, non sta solo attraversando un disagio comportamentale, sta anche sottoponendo il proprio organismo a un carico fisiologico aggiuntivo nello stesso periodo in cui cambiano luce e temperatura.

Il primo errore che vedo commettere, in buona fede, è saltare la valutazione clinica per passare direttamente alla soluzione. Un calo di energia, un appetito ridotto, una maggiore suscettibilità a piccole infezioni delle vie respiratorie non sono automaticamente “il cambio di stagione”: possono esserlo, ma possono anche essere il primo segnale di una condizione clinica specifica, più probabile in alcune fasce d'età o in animali con patologie croniche già in corso. Attribuire tutto genericamente alla stagione, senza una visita che lo confermi, rischia di far perdere tempo prezioso su un problema che stagionale non è affatto. La valutazione individuale, non un protocollo standard uguale per tutti, resta il primo passo corretto.
Una volta esclusa una causa clinica specifica, il fronte su cui c'è più margine di intervento reale è quello nutrizionale, e in particolare il microbiota intestinale. Circa il 70-75% delle cellule del sistema immunitario si trova a livello intestinale, e un microbiota in equilibrio contribuisce a mantenere efficiente questa risposta, oltre a limitare la proliferazione di patogeni attraverso il cosiddetto effetto barriera, come ha ben descritto il professor Giacomo Biagi dell'Università di Bologna in diversi lavori sul tema. Una disbiosi, cioè uno squilibrio della flora intestinale, viene sempre più spesso associata in letteratura veterinaria a quadri infiammatori cronici, problemi dermatologici e maggiore suscettibilità alle infezioni. Prima di qualunque integratore specifico, un'alimentazione di qualità, adeguata all'età e alle condizioni di salute del singolo animale, resta il fondamento su cui costruire tutto il resto.
Rafforzare le difese immunitarie non significa somministrare integratori indiscriminatamente. Alcuni composti hanno un razionale scientifico solido: i beta-glucani, in particolare quelli derivati da Saccharomyces cerevisiae, agiscono come modulatori riconosciuti del sistema immunitario, e alcuni studi condotti specificamente nel cane ne hanno documentato un effetto sui parametri immunitari e infiammatori. Il colostro bovino, ricco di immunoglobuline e bioattivi, ha mostrato un aumento della risposta anticorpale post vaccinazione, sia nei gattini sia nei cani adulti, un dato interessante perché misurabile con un endpoint preciso, non solo con un generico “si sente meglio”. Questo non significa che ogni animale debba assumerli sempre: significa che, in situazioni specifiche, un cucciolo in fase vaccinale, un animale convalescente, un soggetto anziano che affronta un periodo di transizione particolarmente impegnativo, l'integrazione mirata, discussa con il proprio veterinario, ha una base razionale più solida di un uso generico e continuativo “per prevenire tutto”.

Non esiste un protocollo universale per il cambio di stagione, e diffiderei di chiunque ne proponga uno identico per ogni cane o gatto. L'approccio che ritengo corretto parte sempre dalla valutazione clinica individuale, prosegue con l'attenzione a sonno, routine e gestione dello stress, si appoggia su un'alimentazione di qualità che sostenga il microbiota, e riserva l'integrazione mirata ai casi in cui ha davvero senso, per quel singolo animale, in quel momento specifico della sua vita. È un lavoro di cucitura, non una formula standard, ed è proprio questo che distingue un reale sostegno al sistema immunitario da una semplice moda stagionale.

Fonti scientifiche
Biagi G. — La flora batterica intestinale nel cane e nel gatto, Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie, Università di Bologna.
Westropp J.L. et al. — studi su stress e permeabilità vescicale nel gatto (Ohio State University), citati in letteratura sulla cistite idiopatica felina.
NutraPet.vet — Effetti dei β-glucani da due diverse fonti su immunità e infiammazione nel cane.
Purina Institute — Il colostro per l'immunità: risposta anticorpale post-vaccinale in gattini e cani adulti.

Nota: questo articolo ha finalità divulgative e non sostituisce la visita veterinaria. La valutazione dello stato di salute e l'eventuale scelta di un'integrazione, alimentare o nutraceutica, vanno sempre definite con il veterinario curante sulla base della condizione clinica specifica del singolo animale.

Manuele Cascioli, medico veterinario, esperto in medicina integrata

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