In Messico, prima dei morti di famiglia, arrivano loro: i cani, i gatti, gli animali che ci hanno aspettato sulla porta. Un altare, una ciotola d'acqua e una candela bastano a ricordarci che amare un animale è una cosa seria.
di Marzia Novelli | Redazione YouPet.it | Foto: Shutterstock
C'è una ciotola che nessuno ha il coraggio di togliere. Un guinzaglio appeso alla stessa maniglia di sempre in attesa di portare a spasso chi non ci andrà più, un cuscino che conserva ancora una forma. Chi ha perso un animale conosce il doloroso potere evocativo di questi oggetti: sono piccoli, quotidiani, e fanno un rumore enorme. Dall'altra parte dell'Atlantico, ogni autunno, qualcuno ha trasformato quegli oggetti in un rito. Si chiama Día de Muertos degli animali, e cade il 27 ottobre.
Il Día de Muertos è la grande festa messicana dedicata ai defunti: la morte non viene trattata come un incubo da scacciare ma come un ritorno a casa. Il calendario tradizionale va dal 31 ottobre al 2 novembre, con il momento centrale tra l'1 e il 2 novembre. Dentro questa cornice, molte famiglie dedicano un altare agli animali di casa che non ci sono più, e lo fanno il 27 ottobre: è la data in cui, secondo l'usanza, le anime degli animali cominciano a tornare.
Una tradizione giovane
Dedicare un giorno agli animali è, secondo le fonti consultate, un'usanza relativamente recente e senza una data ufficiale: ogni famiglia può adattarla. Il legame tra i messicani e i cani, invece, è antichissimo. Raccontarla così, senza darle un'antichità che non ha, è il modo più onesto di rispettarla. Il senso, però, è chiarissimo: gli animali non restano fuori dalla porta della memoria. Hanno un posto, un giorno e un altare tutto loro, prima che arrivino le persone.
Per capire perché il cane è così centrale bisogna incontrare lo xoloitzcuintle, il cane nudo messicano. Nel mito azteco è considerato una manifestazione di Xolotl, il dio legato alla morte e al passaggio. Secondo il racconto, nessuna anima poteva attraversare il primo livello del Mictlán, il regno dei morti, senza la guida di un cane.
Il mito ha anche un lato severo: chi in vita aveva maltrattato gli animali non riceveva quell'aiuto e restava a vagare sulle rive del fiume Chiconahuapan. È una leggenda, naturalmente ma, racconta una cosa che oggi la cultura pop ha reso popolare con il film d'animazione Coco: il modo in cui trattiamo gli animali dice qualcosa di noi, anzi dice molto.
L'altare, in spagnolo ofrenda, è fatto di gesti semplici. Per un animale, gli elementi ricorrenti sono questi.
Elemento Significato
Foto o disegno Il suo volto al centro: è la persona (l'animale) che stiamo accogliendo.
Acqua e cibo preferito Dopo il viaggio si ha sete e fame. Il suo piatto, non quello che sarebbe «giusto» dargli.
Giocattoli, palline, Gli oggetti che raccontano chi era: il giocoè il suo linguaggio.
premietti
Fiori di cempasúchil I fiori arancioni il cui profumo, secondo la tradizione, indica la strada.
Candele La luce che guida le anime nel viaggio di ritorno.
Papel picado Le carte forate colorate che rappresentano l'aria.
Incenso e sale L'incenso purifica l'aria, il sale purifica.
Pan de muerto Il pane del rito: il ciclo della vita che continua.
Oggetti personali Guinzaglio, cuccia, un collare: ciò che ha toccato (facoltativi) davvero.
Nessuno ti chiede di credere che l'anima del tuo cane tornerà davvero. Il rito funziona per un'altra ragione: dà una forma al ricordo. Obbliga a fermarsi, a guardare una foto, a dire il suo nome ad alta voce.
Chi ha perso un animale si è sentito dire almeno una volta “era solo un cane” o “prendine un altro”. La ricerca racconta un'altra storia.
Nel gennaio 2026 lo psicologo Philip Hyland (Maynooth University) ha pubblicato su PLOS One uno studio su 975 adulti britannici. Circa un terzo aveva perso un animale e circa uno su cinque di loro ha indicato quella perdita come il lutto più doloroso della propria vita. Tra chi aveva perso un animale, il 7,5% rientrava nei criteri del disturbo da lutto prolungato, con sintomi della stessa forma di quelli osservati dopo la morte di una persona. Per confronto, nello stesso lavoro la percentuale era 7,8% dopo la perdita di un amico stretto, 8,3% per un nonno, 9,1% per un partner e 21,3% per un figlio.
Hyland ne trae una conclusione netta: escludere la perdita di un animale dalla diagnosi, scrive, è scientificamente discutibile. Va però letto con precisione. Il 7,5% non dice che il lutto per un animale sia “uguale” a quello per un genitore: dice che per una minoranza di persone può diventare clinicamente significativo, e che meritava di essere misurato.
Anche l'Italia ha i suoi dati
Nel 2019 un gruppo guidato da Federica Pirrone, dell'Università degli Studi di Milano, ha pubblicato su Animals (MDPI) un questionario validato per misurare il dolore di chi ha perso un cane (il Mourning Dog Questionnaire), compilato da 369 proprietari italiani, in grande maggioranza donne. I proprietari tendevano a considerare il cane simile alle persone per emozioni, bisogni e diritti. Chi aveva un atteggiamento più ottimista riferiva meno dolore e meno senso di colpa, mentre la morte improvvisa dell'animale era associata a più rabbia e più dolore.
Il campione italiano era reclutato online, composto soprattutto da donne e da persone istruite: gli autori stessi precisano che i dati non vanno considerati valori di riferimento per tutta la popolazione. Lo studio di Hyland è britannico e basato su questionari. Entrambi descrivono associazioni, non spiegano perché una persona soffra più di un'altra.
Non serve essere messicani né credenti per prendere in prestito l'idea. Se Ti piace l’idea potresti organizzarti così:
• Un posto per lui. Una foto che ti piace davvero, non quella dell'ultimo giorno. Un angolo della casa, anche una mensola.
• Pochi oggetti, scelti bene. Una candela, la ciotola, un oggetto suo. Il gesto conta più del cerimoniale.
• Parlane ad alta voce. Dire il suo nome, raccontare una scena, ridere di una sua stupidaggine. Il ricordo allegro non tradisce il dolore.
• Non nasconderlo agli altri. Se in casa ci sono altri animali o bambini, coinvolgili in modo semplice: anche loro notano un'assenza.
• Niente fretta, niente confronti. Non c'è una tabella di marcia. Un altro animale, quando arriva, non sostituisce nessuno: è un'altra storia.
Attenzione alla sicurezza in casa
Se hai altri animali, tieni candele e incenso fuori dalla loro portata e mai incustoditi. Cibo e fiori dell'altare non devono diventare un buffet per gli animali vivi: informati sulla tossicità delle piante prima di sceglierle e non lasciare a terra cibo adatto solo a chi non c'è più.
Quando chiedere aiuto
Il dolore è naturale e cambia nel tempo. Se dopo molti mesi senti che ti impedisce di lavorare, dormire o prenderti cura di te, parlane con il medico di famiglia o con uno psicologo. Non è un'esagerazione: è la stessa attenzione che dedicheresti a qualunque altro lutto.
L'Italia è un Paese in cui moltissime famiglie vivono con un animale, e il lutto per un animale è spesso un lutto senza spazio: niente rito, niente condoglianze, a volte nemmeno il permesso di sentirsi tristi. Il Día de Muertos degli animali ci offre una piccola lezione di civiltà emotiva: dare un nome e un giorno al ricordo non è sentimentalismo, è cura.
Il 27 ottobre, che tu abbia un altare o soltanto una foto sul telefono, prenditi cinque minuti. Accendi una luce, metti una ciotola d'acqua, di' il suo nome. Chi ci ha amati in quattro zampe se lo merita.
Le domande più frequenti
Il 27 ottobre è una data ufficiale?
No. È un'usanza relativamente recente e diffusa, senza una data ufficiale: il calendario tradizionale del Día de Muertos va dal 31 ottobre al 2 novembre.
Cos'è lo xoloitzcuintle?
È il cane nudo messicano. Nel mito azteco è legato al dio Xolotl e guida le anime nel regno dei morti.
Si può fare anche per un gatto o per altri animali?
Sì. L'altare è pensato per gli animali di casa in generale: cambia solo ciò che metti, a partire da ciò che amava lui.
È normale soffrire così tanto?
Sì. La ricerca mostra che per una parte delle persone il lutto per un animale può essere intenso e duraturo. Se ti blocca la vita quotidiana, chiedi aiuto a un professionista.
Devo fare un altare per forza?
No. Una foto, una candela e un momento per ricordarlo sono già un rito.
Fonti e riferimenti
Hyland P. (2026), No pets allowed: Evidence that prolonged grief disorder can occur following the death of a pet, PLOS ONE 21(1): e0339213, doi:10.1371/journal.pone.0339213
Uccheddu S., De Cataldo L., Albertini M., Coren S., Da Graça Pereira G., Haverbeke A., Mills D.S., Pierantoni L., Riemer S., Pirrone F. (2019), Pet Humanisation and Related Grief: Development and Validation of a Structured Questionnaire Instrument to Evaluate Grief in People Who Have Lost a Companion Dog, Animals 9(11): 933
Università degli Studi di Milano, comunicato sul Mourning Dog Project
Greenme.it, «Día de los muertos: perché il 27 ottobre i messicani rendono omaggio agli animali domestici che non ci sono più»
Infobae México (16 ottobre 2025), «Cuándo se pone la ofrenda de Día de Muertos para perritos, gatitos y mascotas»










