Nei cani l'inappetenza di un giorno è spesso gestibile con calma. Nel gatto le regole sono diverse, i tempi sono più stretti e le conseguenze di un'attesa prolungata possono essere gravi. Capire quando aspettare e quando agire è una delle cose più utili che un proprietario di gatti possa imparare.
di Marzia Novelli | Redazione YouPet.it | Foto: Shutterstock
Il gatto ha saltato un pasto. Poi un altro. La ciotola è ancora piena e lui si è spostato sul divano con l'aria di chi non ha nessuna intenzione di spiegare niente. La prima reazione di quasi tutti i proprietari è aspettare magari offrendogli qualcosa di più appetibile, cambiando marca, riscaldando il cibo. In molti casi questa attesa è appropriata. In alcuni non lo è. E la differenza, nel gatto, ha tempistiche molto più strette rispetto a quelle a cui siamo abituati con i cani.
Il gatto è un carnivoro obbligato con un metabolismo che non perdona il digiuno prolungato nello stesso modo in cui lo tollera un cane o un essere umano. Non dispone di riserve di glicogeno epatico significative da cui attingere in caso di deficit energetico. Quando il gatto smette di mangiare, il suo organismo inizia rapidamente a mobilizzare i grassi periferici verso il fegato per ricavarne energia. Se questa mobilizzazione supera la capacità di processamento epatico, cosa che nel gatto avviene in tempi relativamente brevi, i trigliceridi si accumulano nelle cellule del fegato, compromettendone progressivamente la funzione. Questa condizione si chiama lipidosi epatica idiopatica felina, ed è una delle patologie epatiche più comuni nel gatto domestico adulto, nonché' una delle più serie: senza intervento veterinario, può essere fatale.
La maggior parte delle linee guida di medicina felina indica nelle quarantotto ore consecutive senza alimentazione la soglia oltre la quale il rischio di lipidosi epatica diventa concretamente rilevante in particolare nei soggetti in sovrappeso, che paradossalmente hanno più grasso periferico da mobilizzare e quindi un rischio più alto, non più basso. Quarantotto ore sembrano tanto, ma nella pratica quotidiana passano rapidamente: se il gatto ha saltato la cena e la colazione del giorno successivo e poi di nuovo la cena, siamo già oltre la soglia senza che il proprietario abbia necessariamente percepito l'urgenza.
Il criterio temporale non va però usato da solo. Ci sono situazioni in cui il veterinario va contattato prima delle quarantotto ore, anche molto prima, e situazioni in cui un'inappetenza di un giorno, in un gatto giovane e sano senza altri sintomi, può essere osservata con relativa tranquillità per qualche ora in più. La variabile decisiva non è solo il tempo: è la combinazione di tempo e sintomi associati.
Le cause di inappetenza nel gatto sono numerose e molto eterogenee
Le più comuni e meno gravi includono la neofobia alimentare ossia il rifiuto di un alimento nuovo o di un cambiamento di marca o formato, lo stress ambientale da cambiamento (trasloco, nuovo animale, lavori in casa, cambiamento degli orari del proprietario), il caldo estivo che riduce fisiologicamente l'appetito, e la presenza di problemi dentali o del cavo orale che rendono la masticazione dolorosa senza che il proprietario lo abbia rilevato. In questi casi l'inappetenza è tipicamente parziale, il gatto mangia poco, non zero, e si risolve nel giro di qualche giorno.
Le cause più serie comprendono patologie sistemiche come l'insufficienza renale cronica una delle più frequenti nel gatto adulto e anziano, in cui l'inappetenza è spesso uno dei primi segnali clinici, le malattie epatiche, il diabete mellito, l'ipertiroidismo, le patologie gastrointestinali, le sindromi dolorose di qualsiasi origine e, più raramente, le neoplasie. In queste condizioni l'inappetenza è quasi sempre accompagnata da altri segnali come letargia, vomito, perdita di peso progressiva, alterazioni del comportamento, poliuria o polidipsia che cambiano radicalmente il profilo di urgenza della situazione.
Un gatto inappetente ma vivace, che interagisce normalmente con l'ambiente e il proprietario, urina e defeca regolarmente e non mostra altri segnali di malessere, ha un profilo molto diverso da un gatto inappetente che è anche letargico, che ha vomitato, che non ha urinato nelle ultime ventiquattro ore o che mostra ittero colorazione gialla della cute, delle sclere o delle mucose. Il secondo caso non aspetta. Il secondo caso va dal veterinario immediatamente.
Cosa non fare mentre si aspetta
Mentre si valuta la situazione e si decide se e quando contattare il veterinario, ci sono alcune cose che è meglio evitare, perché' possono complicare il quadro invece di migliorarlo. La prima è il cambio improvviso di alimento nel tentativo di stimolare l'appetito: se il gatto alla fine mangia quell'alimento nuovo in una condizione di lieve malessere, rischia di associarlo negativamente e di sviluppare una neofobia persistente verso di esso anche quando starà bene. Questo fenomeno si chiama avversione alimentare condizionata ed è ben documentato nella letteratura di medicina felina.
La seconda cosa da evitare è la forzatura manuale del cibo: imboccare un gatto inappetente contro la sua volontà aumenta lo stress, non l'appetito, e in alcuni casi può causare ab ingestis se il cibo entra nelle vie respiratorie. La terza è attendere troppo nella speranza che il problema si risolva da solo, soprattutto se l'inappetenza è totalee supera le ventiquattro ore in un gatto anziano, in sovrappeso, con patologie note o con sintomi associati.
Un dato che fa riflettere
Uno studio classico di Biourge e collaboratori, pubblicato su Journal of Veterinary Internal Medicine, ha documentato lo sviluppo di lipidosi epatica in gatti sani sottoposti a restrizione alimentare totale per un periodo di due settimane nell'ambito di un protocollo di ricerca. Tutti i soggetti svilupparono la patologia con tempi variabili in base al peso iniziale, ma nessuno immune. Il dato che ha cambiato la pratica clinica è che i gatti in sovrappeso svilupparono la lipidosi in tempi significativamente più brevi rispetto ai gatti normopeso. L’obesità non protegge il gatto dall'inappetenza: lo espone a un rischio più alto, più in fretta.
Il gatto che non mangia sta comunicando qualcosa. Non sempre è grave, non sempre richiede un intervento immediato. Ma nel gatto, a differenza di altri animali, il silenzio metabolico non è mai del tutto innocuo e sapere quando ascoltarlo davvero è una delle competenze più preziose che un proprietario possa sviluppare.
Fonti e riferimenti
Center S.A. — Feline hepatic lipidosis, Veterinary Clinics of North America: Small Animal Practice, 2005
Biourge V. et al. — Spontaneous occurrence of hepatic lipidosis in a group of laboratory cats, Journal of Veterinary Internal Medicine, 1994
AAFP — Feline Life Stage Guidelines, Journal of Feline Medicine and Surgery, 2021
Zoran D.L. — The carnivore connection to nutrition in cats, Journal of the American Veterinary Medical Association, 2002
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Ettinger S.J., Feldman E.C. — Textbook of Veterinary Internal Medicine, Elsevier, 8a edizione, 2017
Buffington C.A. — Idiopathic cystitis in domestic cats — beyond the lower urinary tract, Journal of Veterinary Internal Medicine, 2011










