Bocconi extra dalla tavola, orari dei pasti variati, magari qualche crocchetta diversa durante il soggiorno in pensione: settembre porta quasi sempre qualche chilo di troppo su cani e gatti. La tentazione di rimediare subito, tagliando le razioni in modo drastico, è comprensibile. Per il gatto, però, può essere un errore pericoloso, non solo controproducente.
di Marzia Novelli | Redazione YouPet.it | Foto: Shutterstock
Il rischio vero nel gatto: la lipidosi epatica
Nel gatto, a differenza del cane, un digiuno prolungato o una riduzione calorica troppo brusca non sono solo scomodi: possono innescare la lipidosi epatica, una malattia del fegato potenzialmente grave. Il meccanismo è specifico della specie: quando un gatto smette di mangiare a sufficienza, soprattutto se già in sovrappeso, l'organismo mobilizza rapidamente le riserve di grasso corporeo, che si accumulano nel fegato più velocemente di quanto l'organo riesca a metabolizzarle. Bastano 24-48 ore di scarsa alimentazione in un gatto sovrappeso perché il rischio diventi concreto, e i gatti reduci da un'estate di pasti abbondanti in pensione o durante le ferie sono, paradossalmente, tra i soggetti più esposti proprio nel momento in cui si decide di “rimediare” con un taglio drastico delle porzioni. Per questo nessun programma dimagrante nel gatto va improvvisato in casa: qualunque riduzione calorica in un gatto in sovrappeso andrebbe sempre concordata e monitorata con il veterinario, che stabilisce un ritmo di perdita di peso sicuro invece di un digiuno mascherato da dieta.
Il cane non corre lo stesso pericolo specifico, ma un cambio drastico di quantità o tipo di alimento, magari tornando di colpo alla vecchia marca di crocchette dopo settimane di cibo diverso in vacanza, si traduce quasi sempre in un disturbo digestivo: diarrea, vomito, feci molli sono la conseguenza più comune di una transizione troppo rapida. La regola generale, valida per entrambe le specie quando si cambia tipo di alimento, prevede una transizione graduale in 7-10 giorni, mescolando il vecchio e il nuovo cibo in proporzioni che si invertono progressivamente; per i soggetti più sensibili, o per il gatto per sua natura più diffidente verso i cambiamenti, i tempi possono allungarsi fino a due o tre settimane.
Il primo passo, prima di qualunque taglio alle porzioni, è pesare il soggetto, meglio se dal veterinario. Solo dopo si può decidere quanto ridurre l'apporto calorico. Procedere “a occhio” partendo dal solo sospetto di qualche chilo in più porta quasi sempre a esagerare nella direzione sbagliata. Il secondo passo riguarda gli avanzi e i bocconcini extra concessi durante le vacanze: vanno eliminati gradualmente nell'arco di qualche giorno, non tutti insieme dall'oggi al domani, perché un taglio calorico troppo repentino espone il gatto allo stesso rischio di digiuno mascherato descritto sopra, anche quando la fonte del taglio sono solo gli snack. Il terzo passo è ripristinare gradualmente gli orari dei pasti abituali, elemento che da solo aiuta a regolare l'appetito prima ancora di intervenire sulle quantità. Il quarto, spesso trascurato, è aumentare l'attività fisica in parallelo alla normalizzazione della dieta, piuttosto che affidare tutto il recupero del peso forma alla sola riduzione del cibo: per il cane significa tornare gradualmente alle passeggiate e ai ritmi di esercizio pre-vacanza, per il gatto significa reintrodurre sessioni di gioco quotidiane che stimolino il movimento.
Se dopo aver pesato il nostro cane o gatto dal veterinario emerge un sovrappeso significativo, il percorso di dimagrimento va sempre costruito insieme al medico veterinario, con un obiettivo calorico calcolato sul peso e sulla condizione fisica reale dell'animale, non su una dieta improvvisata copiata da internet. È l'unico modo per perdere davvero i chili di troppo dell'estate senza trasformare il buon proposito di settembre in un rischio per la salute.
Fonti e riferimenti
Letteratura veterinaria sulla lipidosi epatica felina (feline hepatic lipidosis): fattori di rischio, obesità e digiuno prolungato
Purina Institute — Lipidosi epatica felina: gestione nutrizionale










